Cosa resta di Pistorius
Sono tanti i pubblici personaggi dei quali mi sono trovato ad occuparmi nell'arco di oltre trent'anni di stupidaggini sparse sui giornali e altrove.
Sicuramente uno di quelli cui più volentieri ho dedicato le mie attenzioni è stato Oscar Pistorius.
Mi sono appassionato alla sua storia, come tanti.
Penso, tuttora, che questo giovane sud africano abbia costretto la gente come me a rivedere atteggiamenti e sensazioni in materia di presunta 'diversità'.
Il 4 agosto 2012, quando nello stadio olimpico di Londra ci alzammo tutti in piedi per salutare il ragazzo senza gambe che finalmente poteva coronare il sogno di correre insieme a chi le aveva, le gambe, visto che assieme agli stessi magari andava al bar o al cinema, semplicemente e banalmente mi sono emozionato.
Di più. Commosso.
Sarebbe molto brutto e difficilissimo da spiegare ai bambini, ma è dura da capire anche per gli adulti, sarebbe molto brutto, dicevo, se Pistorius, dopo aver desiderato essere uguale al prossimo nel bene e nel meglio, ecco, si fosse dimostrato tale, cioè uguale al prossimo, anche nel peggio, anche nell'orrore.
