Trent’anni senza Gilles
Come o già avuto di rammentare, l'8 maggio cade il trentesimo anniversario della tragica scomparsa di Gilles Villeneuve.
La ricorrenza sarà celebrata dalla Ferrari con una esibizione del figlio Jacques sulla pista di Fiorano. Villeneuve junior guiderà la Rossa del 1979, la T4, cioè la monoposto con la quale il padre concluse il mondiale al secondo posto, alle spalle dell'amico e compagno di squadra Jody Scheckter.
Inoltre a Modena, presso il Foro Boario, nel pomeriggio verrà inaugurata una mostra dedicata al piccolo canadese, mostra allestita specialmente grazie al contributo della famiglia Giacobazzi. I Giacobazzi, produttori di vino di Nonantola, legarono il loro marchio a Gilles su suggerimento del Drake: Villeneuve era talmente sconosciuto al grande pubblico che, all'inizio, nessuno voleva sponsorizzarlo!
La mostra resterà aperta per almeno un mese.
Gli organizzatori mi hanno chiesto un testo per il catalogo della rassegna.
Lo pubblico qui sotto, scusandomi anticipatamente con quei Cloggari che non amano la nostalgia. Mi dispiace: io sono invece un cultore della Memoria ed essendo questa casa mia, perbacco, seguo biecamente il mio istinto.
Ecco il testo.
"Faccio una premessa.
Non ho mai incontrato Gilles Villeneuve. Non l’ho conosciuto personalmente. Ero troppo giovane, quando diventò un simbolo per il popolo ferrarista. Andavo al liceo nell’autunno del 1977, quando il Vecchio di Maranello lo scelse per l’eredità di un certo Niki Lauda. Ed ero un timido universitario quando il piccolo canadese, l’8 maggio 1982, volò via per sempre.
Eppure.
Eppure, proprio per questo, Gilles è il pilota che ho amato di più. Perché ha attraversato, come una cometa, la mia adolescenza e la mia giovinezza. Perché era impossibile resistere al contagio, in quel periodo lì: Villeneuve, con la sua esplosiva esuberanza, esprimeva in pista ciò che noi, i ragazzi dell’epoca, sognavamo di testimoniare nella esistenza quotidiana.
Gilles!
Ha vinto poco. Quasi niente. Se uno va a prendersi le statistiche, scopre che non è diventato campione del mondo e non ha collezionato record. Dunque, è roba quasi da psicanalisi l’emozione che ancora suscita in quelli come me, nella gente che ha partecipato ai brividi che generava.
Gilles!
Stavo per affrontare l’esame di maturità, una domenica di luglio del 1979, quando l’ex autista di motoslitte inventò il pazzesco duello con Rene Arnoux a Digione, in un Gran Premio di Francia. Le scene della battaglia si sono trasformate in patrimonio collettivo della memoria di tanti. A decenni di distanza, ditemi, quante altre esibizioni ‘ruota a ruota’ avete e abbiamo apprezzato, sui circuiti della F1?
Rispondo io, visto che una fortunata carriera giornalistica mi ha concesso di seguire corse su corse: nessuna!
Gilles, appunto.
Vogliamo parlare di quando, nel 1981, vinse in Spagna, a Jarama, tenendosi dietro una muta di inseguitori affamati, respingendone l’assalto curva dopo curva? Fu un capolavoro di coraggio, fu uno show di gagliarda tenacia, fu un miracolo di passione. E infatti il Vecchio di Maranello, all’indomani di un pomeriggio indimenticabile, osò paragonare il piccolo canadese a Tazio Nuvolari. Non aveva mai, Enzo Ferrari, azzardato un simile accostamento. Lo fece per quel piccolo frutto della sua fantasia: perché io considero un colpo di genio del Drake avere scommesso, nel 1977, su uno sconosciuto. Avere affidato a Mister Nessuno il posto più ambito, nell’abitacolo della Rossa. C’era, nella intuizione folgorante del Vecchio, la suggestione della poesia pura, dunque quasi un oltraggio alla razionalità: io sono Ferrari, io posso creare da zero un Campione.
Penso che Gilles, che pure ovviamente aveva i suoi limiti e i suoi difetti, sia andato oltre le aspettative di Enzo. Penso che, sfoggiando un ardimento da eroe antico, abbia varcato i confini della Leggenda, con la maiuscola. E non solo perché la Morte, quando avviene ‘in diretta’, provvede a dilatare le dimensioni di un personaggio.
No. Villeneuve, venuto da un sogno, si consegnò alla onirica bellezza del Mito in un pomeriggio triste di una primavera uggiosa. Era il maggio del 1982. Come tanti, come tutti, l’ho visto morire guardando la tv. E’ stato come se, all’improvviso, qualcuno fosse venuto a dirmi che la gioventù era un ricordo. Da archiviare.
Quando ancora si sperava che i medici potessero salvarlo, entrai in una chiesa. I preti hanno spesso avuto un rapporto conflittuale con le corse, con l’automobilismo. C’erano state aspre polemiche tra il Vaticano e Ferrari, ai tempi di stragi sulle strade della Mille Miglia.
Andai dal sacerdote. Era un caro amico. Gli dissi dell’incidente di Zolder, di Gilles che si stava congedando dalla vita. Lui mi rispose: pregheremo insieme per lui, dall’altare, durante la Messa.
Lo facemmo. Non servì, purtroppo.
Ma quello è stato l’ultimo regalo di Villeneuve. L’eroe estremo della mia adolescenza".
MODENA, 8 maggio 2012
