Buon compleanno, Ayrton
La foto, scattata da Ercole Colombo su input di Angelo Orsi, per due decenni era rimasta sul tavolino.
Gelosamente custodita.
Poi nel 2014 ho scritto un piccolo fortunato libro e così la istantanea per i nostri 30 anni in comune diventò pubblica.
Oggi Ayrton sarebbe, come me, un onesto cinquantanovenne.
Talvolta, in questo quarto di secolo di rimpianto, ho tentato di immaginarmelo.
Vivo.
Pingue. Meno magro. Con chissà quanti titoli mondiali nel curriculum. Magari ai box con Prost.
A Senna ho voluto bene e non solo perché eravamo coetanei.
Potrei raccontare, attimo per attimo, quel week end terribile del 1994.
Il sabato di Ratzenberger l’ho visto vivo per l’ultima volta, Ayrton.
Lo incrociai nel paddock di Imola. Era appena capitata la sciagura dell’austriaco. Ci scambiammo uno sguardo. Mi fece capire che non se la sentiva di parlare.
Lui e Roland.
Bologna.
L’obitorio del lunedì mattina.
L’ultimo viaggio insieme, verso Morumbi.
Cosa avresti fatto in questi venticinque anni, fratello?
Intuisco la risposta.
Dovresti chiederti anche, mi diresti tu, che cosa avrebbero fatto Ratzenberger e Jules Bianchi.
Avevi molti difetti, Ayrton.
Ma avevi anche (quasi) sempre ragione.
Buon compleanno.
