La Ferrari tra Leclerc, Vettel e Schumi 2
Domani Mick Schumacher guida la Ferrari da Gran Premio.
Suo padre fece l’ultimo giro con una Rossa da corsa quasi dieci anni fa.
11 agosto 2009. Mugello. La macchina era quella 2007 di Kimi.
Auguri al ragazzo.
Le altre cose.
Uno. Meno male che Binotto ha definito “inaccettabile” quanto accaduto sulla macchina di Leclerc. Parlare di sfiga non ha senso. Sei sfigato se becchi un detrito o quando qualcuno ti tampona. Ma se la macchina non tiene la prestazione per 300 e rotti chilometri, c’e un problema e va risolto. Le chiacchiere stanno a zero e Binotto ha ragione. “Inaccettabile”. Fine delle trasmissioni.
Due. La soluzione la vogliono trovare prima della Cina. Alla Mercedes non si possono fare regali. Uno basta e avanza (forse fu un mezzo cadeau anche quello di Melbourne, ma qui si procede per supposizioni).
Tre. Leclerc impressionante. Impatto clamoroso sulla gente comune. Tutto il giorno, da Milano a Napoli passando per Firenze, che mi chiedono di lui.
Quattro. È presto per certi discorsi ma mi viene in mente una cosa che mi disse Jules Bianchi, quando era il fiore all’occhielli della Accademia allora diretta da Luca Baldisserri. Tutti parlano bene di me, sospirò Jules, ma il più forte, il campione del futuro, è il mio fratellino. E indicò il giovanissimo Carletto.
Cinque. Capitolo Vettel. Lasciamo stare i linciatori in servizio permanente effettivo, il mondo è pieno di odiatori, è sufficiente evitarli.
Detto questo, Seb nel deserto ha sbagliato e lo ha ammesso. È una persona onesta che sta vivendo il momento più delicato della sua carriera. La Ferrari lo aiuterà, perché so come la pensa Binotto e fa bene a pensarla così. Ma davanti a Leclerc, beh, Vettel deve starci da solo ed è il primo a rendersene conto.
