Profondo Rosso

Silverstone99, con Schumi 20 anni dopo

La Formula Uno sta per tornare a Silverstone.

Esattamente venti anni fa, nel 1999, il terribile incidente di Michael Schumacher avviò l’estate forse più intensa e drammatica nella storia dei Gp.

Di sicuro in quel periodo la F1 toccò l’apice della popolarità.

Ho chiesto al cofondatore Otelma un ricordo di quella epoca indelebile.

Buon week end a tutti.

OTELMA SCRIPSIT.

Cloggare e cloggari,
quello che mi spinge a scrivere oggi è la nostalgia. Vent’anni son passati, venti tutti interi! Correva infatti l’anno 1999, e ci si stava godendo un campionato di F1 piuttosto avvincente, con il mio adorato tedesco in lotta per un mondiale piloti che proprio quell’anno festeggiava il 20° anno di…latitanza da Maranello. Sembrava proprio l’anno buono, la macchina c’era, per lo meno eravamo partiti meno in svantaggio ripetto al solito, sembrava la volta buona… Ma non avevamo fatto i conti con l’imponderabile destino… Non sapevamo, noi ignari tifosi, di ciò che avrebbe significato quel GP di Silverstone 1999, non immaginavamo cosa avrebbe significato e quanto avrebbe pesato da lì al termine quella maledetta curva Stowe. Si parlò di una vite serrata male, di un conseguente problema ai freni… Io ricordo solo il terrore nel vedere la sua macchina partire dritta per la tangente e andare ad infilarsi una violenza terrificante sotto al muro delle gomme poste a protezione dell’esterno curva. Attimi interminabili, in cui non si riusciva a capire se il pilota fosse cosciente o meno, nella mente si riaffacciavano le immagini di Senna a Imola, ancora ben vive nella memoria. Poi, finalmente, le prime notizie rassicuranti: il pilota è vivo e cosciente, verrà trasportato all’ospedale per accertamenti, si parla di problemi ad una gamba ma nessun pericolo per la sua vita. Dopo il primo (enorme) sospiro di sollievo, arriva la presa di coscienza che una “brutta” notizia comunque c’è: Schumacher non è in pericolo di vita, ma si è rotto tibia e perone della gamba destra, e questo significa, di fatto, campionato finito. Dovrà saltare parecchie gare (alla fine saranno 6 i GP non disputati dal tedesco), noi tifosi avremmo dovuto pazientare ancora un anno prima di vederlo, finalmente, campione del mondo vestito di rosso. Noi tifosi eravamo letteralmente attaccati ai media, giornali, TV, radio… Sembra impossibile a dirsi, oggi, ma Internet non era la fonte di informazioni in tempo reale che conosciamo oggi! Cioè, certo esisteva già, ma non era come oggi. Insomma, eravamo tutti molto impazienti, finchè un giorno di Agosto ricevo una telefonata da un certo Leo Turrini. Inizia così: “ Il tuo idolo tedesco ha deciso, contro il parere dei medici, di tornare anzitempo al volante di una F1, quindi la Ferrari gli ha organizzato un test al Mugello. Questo test sarà a porte chiuse, quindi il rischio concreto è di andare là e stare tutta la giornata davanti ad un cancello chiuso ad aspettare la fine dei test per avere un comunicato stampa. Siccome io mi rifiuto di stare là da solo ad aspettare come uno scemo, tu che sei un suo tifoso sei obbligato ad accompagnarmi!” Non so se pensava davvero di farmi un dispetto, ma in realtà mi fece uno dei regali più belli. Il test fu in effetti a porte chiuse, quindi i giornalisti (anche io fui spacciato come tale) non poterono accedere ai box e alla sala stampa, ma fummo confinati alla tribuna di fronte ai box. Ricordo che guardavo trepidante , armato di binocolo e macchina foto con teleobiettivo, le mosse del convalescente Schumi entrare e uscire dalla macchina… ricordo che zoppicava vistosamente. Speravamo di rivederlo a SPA e a Monza, il desiderio inconfessabile era quello… Ma 15 giorni dopo, proprio dopo un test a Monza, la doccia gelata: Schumi si arrese alla natura, l’unica che potesse sconfiggerlo, e annunciò che non era pronto a tornare a SPA né a Monza, ma sarebbe tornato solo in Malesia, il 17 di ottobre. E così fece. Era passato parecchio tempo da quella maledetta domenica di Silverstone, noi tifosii avevamo avuto tutto il temepo di macerarci nei nostri atroci dubbi: tornerà quello di prima? Era la prima volta che si infortunava in modo così grave, e nella psiche di un essere umano si possono instaurare meccanismi di paure ben nascoste ma che, magari in maniera quasi impercettibile, possono alterare la capacità del pilota di dare sempre il massimo. Evidentemente, ancora non conoscevamo Schumi: ci smentì subito, se mai avevamo avuto dubbi sulle sue capacità, con una delle sue gare più belle, forse la più bella in assoluto, tenuto conto delle sue condizioni di salute, certo non ancora al top. Avrebbe vinto quella gara con un giro su tutti, invece si sacrificò per lasciare la speranza al suo compagno Irvine di vincere quel mondiale che pareva stregato. Non solo gli cedette la posizione, ma si adoperò per tenere dietro Hakkinen, facendo in modo da farlo arrivare il più indietro possibile. Quindi, se i dubbi erano se sarebbe tornato alle sue capacità, la sua potente risposta fu che era tornato più forte di prima. Poi, sempre in Malesia, dopo la doppietta ci fu la squalifica delle Ferrari per la nota vicenda del deflettore fuori misura, squalifica poi cancellata in appello a Parigi la settimana dopo. Eh, allora la Ferrari aveva ben altro peso politico. Ma questa è un’altra storia.

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