Profondo Rosso

Quella differenza tra Hamilton e Schumi

Lasciandovi alle analisi sulle notturne qualifiche del Gp Usa, rammento a tutti quanti tutti già sanno.

Ad Austin Lewis Hamilton avrà a portata di mano il sesto titolo mondiale.

Meno uno da Schumi.

Sull’inevitabile parallelo tra il Campionissimo tedesco e il Re Nero, ecco l’opinione del cloggaro Otelma, schumacherologo unico e raro (per dire, era persino sugli spalti al Mugello nel 1999, per assistere al primo test di Michael post crash di Silverstone. Io rispetto tutti, chi ha visto certe cose dal vivo anche di più).

OTELMA SCRIPSIT

Ah, prima di intervenire sul tema Ham/Schumi a gamba testa, concedetemi una riflessione tardiva sulla domenica messicana.

Ancora una volta, la Rossa ci ha illuso per poi piantarci sul più bello. Non credo di essere stato l’unico a rimanere deluso del risultato finale, visto com’era iniziata. Questa storia delle strategie inizia a darmi un po’ sui nervi, lo ammetto, però non è possibile che con 9 partenze davanti a tutti poi non si riesca a concretizzare, se non raramente. Anche perché si è ben visto che quando le Mercedes sono dietro non riescono a passare, complice una velocità sul dritto della Ferrari davvero spaventosa. Beh, certo, in Messico aiutava anche la qualità dell’aria (più rarefatta) a dare meno vantaggi aerodinamici con il DRS, ma sui lunghi rettilinei messicani le Rosse erano letteralmente insuperabili. Perciò ai “ragazzi del muretto” bisogna regalare una bella e rumorosa sveglia. Così non si vincono le gare, figuriamoci i campionati!
E qui arrivo al tema. Ad Austin immagino  ci sarà la consacrazione di Hamilton come campione del mondo per l’ennesima volta, la sesta, e poteva essere la settima  al netto di quello che io chiamo “ l’incidente Rosberg”. Ritengo Hamilton un eccellente pilota, e non trovo scandaloso che sia lui a raggiungere – e forse superare – i record del mio mito tedesco Schumi. Gli riconosco di essere il migliore della generazione post-Schumacher, senza ombra di dubbio, meglio di Vettel, meglio (molto) di Alonso, meglio di Raikkonen. Diciamo che i nuovi, i “ragazzini terribili” Verstappen e Leclerc potrebbero metterlo in seria difficoltà se solo se la potessero giocare ad armi pari, guidando vetture almeno equivalenti nelle prestazioni. Io attendo con impazienza il momento in cui Hamilton dovesse trovarsi a guidare non più un mezzo capace di dare dal mezzo secondo al secondo intero al resto dei piloti, lo attendo con vera curiosità, perché diciamo che le poche volte in cui la sua macchina non gli ha dato il consueto vantaggio tende a mostrare un atteggiamento alquanto nervoso.

A volte si discute sul contributo che può portare il pilota nello sviluppo del mezzo e/o nella gestione della squadra, e anche qui si fanno paragoni scomodi su ere geologiche assai diverse: ai tempi di Schumacher c’era la possibilità di fare i test, e questo ha fatto una gran differenza che oggi non è più possibile riprodurre, anche se oggettivamente non è che ce lo vedo tanto Lewis a massacrarsi di test come faceva il tedesco. Hamilton gode del massimo rispetto da parte della sua squadra, meritatissimo peraltro, ma non saprei dire se e quanto possa essere di motivazione per la squadra stessa. A me la Mercedes negli ultimi anni ha dato l’impressione di essere lei a dare una motivazione forte ai suoi piloti e non viceversa! A metà anni ’90 quando Schumacher arrivò a Maranello la Ferrari era una squadra allo sbando (molto peggio di oggi, il che è tutto dire…) che doveva essere ricostruita da capo. Ognuno al suo interno poteva – e doveva – essere messo in discussione, chiunque tranne lui: lui era indiscutibilmente il numero uno, un pilota cui sarebbe bastata una vettura DECENTE per potersela giocare. E così fu: durante i primi anni in rosso il tedesco ebbe vetture che partivano beccando da un secondo a più di un secondo al giro ad inizio campionato, poi grazie agli sviluppi e al gran lavoro riusciva ogni anno (a parte il 1996) a giocarsela fino all’ultimo GP. La Mercedes da ormai 6 campionati consecutivi mette a disposizione dei suoi piloti un’ astronave in grado di polverizzare la concorrenza. Riuscirebbe Hamilton a fare altrettanto bene se fosse costretto ad inseguire ogni inizio campionato? Avrebbe la stessa costanza, la stessa caparbietà trovandosi a guidare una macchina così indietro? Non lo sapremo mai. Anche perché sono abbastanza sicuro che non appena la Mercedes perderà la sua supremazia tecnica, il buon Lewis si ritirerà felice con il suo albo d’oro pieno di record di vittorie. Nessuno sano di mente può discutere il talento dell’inglese, ci mancherebbe, basta vedere cosa combina un Bottas qualunque con la stessa macchina. Però… basta paragoni scomodi, please. Un conto è andare forte, soprattutto con la macchina migliore, altra cosa è prendere una squadra di disperati e farla diventare una macchina da guerra capace di macinare risultati. Quella è vera forza. Quello è il carisma.

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