Perché saremo sempre Ferraristi
Come alcuni tra voi sanno, ho creato questo ameno luogo nel remoto 2007.
Ho altre volte spiegato il significato, per me, di questo spazio.
Mi ha introdotto ad un mondo, quello digitale, che anagraficamente non potevo apprezzare d’istinto.
In ossequio alle leggi del web, mi sono imbattuto e ancora mi imbatto in taluni imbecilli, camuffati da troll. Ma prego per la loro salute mentale e va tutto bene.
In compenso, questo angolo di passione mi ha permesso di conoscere splendide persone. Nella mia vita professionale, di rado ho incontrato uomini e donne che danno un senso alla mia troppo lunga carriera.
Talvolta ho il piacere di confrontarmi direttamente con alcuni di loro. Ed è sempre un piacere. È stato un piacere anche in occasione dell’ultimo week end.
Sotto riporto volentieri i racconti di due di loro. Il primo testo è di Luca, che manco ricordo come si firmi sul Clog. Il secondo è del Tenorissimo Emi Emi.
Li ringrazio di cuore: con la loro generosità, spiegano perché siamo e saremo sempre Ferraristi.
LUCA SCRIPSIT.
"Se è vero che la vita riserva molte gioie allora quella di sabato è una
di queste. Non è facile trovarsi in mezzo a 30 persone sconosciute e
sentirsi a casa dopo pochi minuti. Stavolta mi ha seguito mio padre, io
al museo Ferrari ero già stato diverse volte ma per lui era la prima. Ha
voluto farsi fotografare accanto a molte vetture famose e aveva gli
occhi di un bambino nel paese dei balocchi.
Fu lui a portarmi a Monza a vedere la F1 per la prima volta in un
settembre di quasi 40 anni fa; glielo dovevo.
All'arrivo abbiamo avuto il piacere di trovare subito il Nume già seduto
al tavolo con Andrea ed altri.
Io credo che certe cose non siano scontate e che la disponibilità del
Leo non sia cosa comune, è anche per questo che mi inquieto quando vedo
certi ospiti che approfittano dello spazio che ci viene concesso.
Questa volta l'ho trovato tremendamente ottimista per il 2020; pensa che
la gestione dei piloti sarà difficoltosa e che tecnicamente non avremo a
disposizione un missile. Anche nel 2020 vinceremo nel 2021?
Vediamo dopo Barcellona.
Il museo Ferrari è sempre bellissimo, all'entrata una 250 del 63 con
accanto la carrozzeria nuda. Mi viene da pensare ai batti lamiera che
accarezzano il metallo dandogli la forma voluta dal vento, ne sento
quasi il rumore, forse non è un caso che l'ufficio del Commendatore sia
proprio li davanti.
La scrivania di Ferrari, i suoi occhiali, il biplano di Baracca, il
telefono; quanto vorrei aver ascoltato alcune di quelle chiamate. Quella
al canadese "Quanto vuoi per realizzare i tuoi sogni?", quella ad
Agnelli con la Ford dall'altra parte della porta tenuta a bada da Gozzi.
Poi le solite splendide vetture seguite dalla sala delle vetture
campioni. Un tuffo al cuore. I caschi, i piloti, i trofei. Impagabile.
Li ricordi in mano a Schumy, Gilles, Michele e stai bene, cancelli le
ultime delusioni e sei pronto a ripartire.
A seguire c'è stata la cena al Montana.
Praticamente un'estensione del museo con la sala piena di cimeli,
caschi, gigantografie, tute e tante altre cose.
Mi ha colpito come sempre quella di Schumy ma anche quella di Alonso.
Fotografato sereno e sorridente sembra una persona diversa e ti chiedi
cosa sarebbe successo se non si fosse circondato di certi personaggi.
Poi nella saletta vedo la fotografia di Seb e mi commuovo. Nell'immagine
è giovane, quasi timoroso e rispettoso, trapela la passione e mi chiedo
per quale cavolo di scherzo del destino a lui non sia toccato di
riportare la Ferrari sul tetto del mondo.
La cena è scorsa molto velocemente in modo piacevole e sono rimasto
colpito quando Roli ha chiesto la parola per cominciare ad elogiare
Hamilton e i suoi successi in F1. Non solo, ha voluto anche
sottolinearne l'estrema abilità alla guida della motogp di Vale con la
quale lo ha quasi eguagliato.
Passione, questo termine speso abusato è la chiave che muove tutto.
Richiamare 30 persone da mezza Italia per una cena, far attendere
milioni di persone per 10 o 20 anni senza che la speranza diminuisca è
un miracolo così come è un miracolo che in un paesino semi sconosciuto
in mezzo ad un bistrattato stivale ci sia un'azienda capace di lottare
ad armi pari con multinazionali immense. Spesso suonandogliele.
Godiamocelo finché c'è. Chi, seppur Italiano, vuol tifare per il Golia
di turno faccia pure e si diverta, noi lo faremo di più.
In fin dei conti due dei piloti più distaccati in assoluto hanno poi
capito la passione Rossa e ne sono rimasti contagiati. Niki si è fatto
seppellire con la tuta rossa, non con i cimeli, non con altri ricordi ma
solo la tuta rossa.
I figli di Schumy non perdono occasione di mostrarsi in rosso.
Anche Jacques che era stato tanto critico nei nostri confronti si è
sciolto quando l'hanno messo sulla vettura che fu di suo padre. Così
come mi sono sciolto io nel vederlo girare.
Adesso la finisco di tediarvi dicendo che vorrei che questa magnifica
tradizione della cena natalizia dei cloggari continuasse negli anni.
Un grazie immenso a chi si è prodigato affinché questo fosse possibile
ovvero Andrea Guglielmetti.
Un ultimo caloroso ringraziamento anche al Nume che se lo merita tutto e
al quale chiedo di avere pazienza verso quei pochi che cercano di minare
la serenità del clog a favore dei moltissimi che invece non possono più
farne a meno.
ps Sopra ho volutamente scritto un'inesattezza lieve lieve, chi la trova?"
EMI EMI SCRIPSIT
Nella nostra cultura e nel nostro amato sport le presunte Divinità o i supposti Dei, s’immagina abbiano e avrebbero tanti modi e maniere, onde esprimere la loro natura e il loro talento. Per manifesta e accertata superiorità. Nel nostro caso invece è stata sufficiente una bicicletta, una biga a pedali a far sì che il nostro amato BVZN si materializzasse davanti ai nostri umani occhi al bar del Museo Ferrari di Maranello.
Benedetta umanità.
La grandezza di un uomo la misuri dai piccoli gesti che ne permettono il loro umano coinvolgimento nell’umano delle genti e da quella voglia di non perdere le radici del proprio essere in un mondo sempre più piccolo e globale. Due chiacchiere tra appassionati. Allo stesso livello. Ognuno con le proprie convinzioni in cui confrontarsi a viso aperto con Leo. Sembra poco in apparenza, ma senza haters da tastiera è come una rivelazione da nuovo testamento: la civiltà esiste ancora. Tra persone capaci di argomentare il loro pensiero.
Guglielmetti è un amabile cerimoniere. Impeccabile nel tenere le fila di un pomeriggio da trascorrere insieme in nome del Clog e di una comunanza che ritrovo solo qui. Come un’oasi sicura nel mezzo di un arido deserto. E Roli che ti dà una foto che lo ritrae in un tornante di montagna che vale la sua ultima vittoria in moto, con Marcov invece che dall’Ungheria con amore, rilancia mettendo sul piatto foto monzesi frutto dei suoi scatti in bianco e nero nel pieno degli anni ’70, passando da Tom Pryce a Graham Hill con la noncuranza di un samaritano disposto a divedere i suoi beni col resto dell’umanità. Quei piccoli tesori nascosti in vecchie buste da negativi polverosi e palpitanti battiti delle palpebre, inumidite dal proprio baldanzoso cuore emozionato. La grande bellezza di una passione conservata nel tempo. Cosa che una tastiera da computer non potrà mai raccontarvi direttamente.
Mettendovi sull’attenti i peli delle vostre braccia. Per ciò che i vostri occhi vedono.
Nella liturgia del Clog, il Montana è il punto da cui sollevare il mondo. Il menù a tavola parla per la terra che racconta, i cimeli alle pareti pronunciano gli accenti che commensali famosi hanno lasciato nel frequentare un simile luogo di pagano culto, culinario e ferrarista. E per un attimo sopra lo stipite della porta uscendo dal ristorante vedo due bacchette da batterista.
“To Rossella. Molte grazie. Nick Mason.”
Anche il lato oscuro della Luna è passato di qui. Forse a cavallo della sua rossa Ferrari 250 GTO piuttosto che della 512 S che ha conosciuto i tornanti di Le Mans.
Non importa. Anche Nick come chiunque di noi, credo alla fine sia parte di quella medesima radice.
Quella radice contadina, che da una zappa del passato oggi parla la lingua della Formula 1.
Come la bici di Leo racconta i sogni di persone normali.
Con un Cavallino Nero su fondo giallo, a baciare la carrozzeria.
Di un’unica possibile auto.
Colorata di Rosso…
