Profondo Rosso

Siamo tutti un po’ Leclerc

Siamo tutti un po’ Leclerc.
Mi dispiace per chi non sopporta Carletto, ma insomma: ci sono situazioni in cui guida in stile Mandrake, che per i più giovani era un eroe dei fumetti dotato di poteri straordinari.
Questa prima fila dí Leclerc a Montecarlo ha il sapore della magia romantica. In un contesto che rimane oggettivamente assurdo, quindi scarsamente indicativo in termini assoluti.
Ma Monaco è un luogo in cui, se capisci di automobilismo, comprendi il talento, autentico e naturale, di chi sta al volante.
E nulla tolgo a Blando Norris: la pole è sua e complimenti, però la McLaren è un’altra cosa, rispetto alla SF25.
Siamo tutti un po’ Leclerc perché è l’uomo che cerca di superare il limite della macchina. Tornando alla storia di una relazione, quella tra Charles e il Cavallino, che è stata raramente alla pari, nel senso che quasi mai la Rossa è stata all’altezza del driver.
Sulla possibile penalizzazione a carico di Hamilton non so dire: la buona fede di Lewis comunque è fuori discussione e considerato quello che ho appena scritto su Carletto, beh, la prestazione del vecchio zio Baronetto è stata notevole.
Da applausi le esibizioni di Hadjar e Ocon.
Antonelli imparerà.
Sulla gara, confesso che la doppia sosta obbligatoria mi spiazza: magari non succede niente, eppure può capitare di tutto.
Anche in salsa Rossa.
E dopo Imola, chi l’avrebbe mai detto?!?

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