Hamilton, un grande avvenire dietro le spalle?
Meno male che Carletto c’è. Con quello che passa il convento Ferrari, cioè davvero poco, beh, senza Leclerc come, sia pur vagamente, potremmo ostinatamente aggrapparci alla speranza?
Poi, certo, accontentarsi di un secondo posto a distanza siderale dalla McLaren significa non essere veri ferraristi.
Lo pensa anche Fred Vasseur, lo scrivo con cognizione di causa. La sospensione miracolosa qualcosa da’, ma me lo avevano detto: un decimo al giro, se funziona tutto.
Ma vengo al tema.
Hamilton.
Fin qui, peggior week end della carriera.
Un conto è se certi disastri li combina un diciottenne come Antonelli, cui auguro di cuore di non cadere in depressione perché lui la carriera ce l’ha davanti.
Invece Lewis mi fa venire in mente il titolo della autobiografia di un altro gigante: Vittorio Gassman.
Un grande avvenire dietro le spalle.
Badate bene.
Solo Hamilton conosce la verità.
Fino a che punto è colpa in esclusiva di una macchina nata male, con difetto non sanabili come vi ho scritto sin dai testi del Bahrain?
E quanto, in negativo, ci sta invece mettendo chi sta nell’abitacolo della SF25?
Io non lo so. Non lo sa nessuno. Ovviamente, avendo raccontato per una vita zenit e nadir dei fuoriclasse, intuisco il disagio del personaggio. L’errore da track limits non è da lui, punto.
Invece non me ne frega niente delle polemiche sulle dichiarazioni che Lewis aveva reso nei giorni scorsi.
E cosa doveva dire?!?
Che è contento di come fin qui ha lavorato la Scuderia?
Via, se ti metti in casa una Leggenda lo sai prima cosa ti porterà, nel bene e nel male. E ovviamente ognuno ha il suo stile.
Ma stop con le ipocrisie: non vinciamo da quasi vent’anni e come non è colpa dei giornalisti nemmeno è colpevole chi segnala verità scomode.
Il resto.
Di Antonelli con dispiacere ho scritto.
Nella Sprint Verstappen è stato Verstappen e nella Red Bull post Horner sembra che l’ex ferrarista Mekies abbia rianimato persino Tsunoda, va mo la’.
Da applausi in qualifica anche Albon, Hadjar, Lawson e Bortoleto.
Ah, e se per la gara vera piove? Norris ha la pole, sotto l’acqua è un gran bonus, nelle Ardenne.
Eh, ma io dovrei raccontare un giro di Schumi nel diluvio, un giro osservato dalla torretta della vecchia sala stampa, con veduta sulla EAU Rouge.
E’ una delle emozioni rare della mia carriera.
Magari un’altra volta.
