Profondo Rosso

Vasseur e quello Zero da evitare

  1. Trentuno anni fa, il 31 luglio 1994, Gerardone Berger mise fine in Germania ad una striscia di sconfitte Ferrari iniziata dopo Jerez90.
    Naturalmente, a Hockenheim io c’ero.
    Era, quel 1994, la prima stagione “piena” al muretto di Jean Todt.
    Escludendo i pochi mesi del 1993, il Pinguino francese ha sempre vinto, vestito di Rosso, almeno un Gp.
    Lo zero nel tabellino dei successi, dopo, appartiene a Domenicali/Mattiacci (2014), Arrivabene (2016) e Binotto (2020-2021).
    Vasseur deve assolutamente evitare di aggiungersi alla lista.
    Non già perché da questo dipenda la sua permanenza a Maranello: sarebbe vagamente assurdo. Ho ripetuto di non credere alle logiche “calcistiche”. Inoltre l’auto26 è praticamente definita. Sostituire adesso il curato di campagna garantirebbe un alibi gigantesco al sostituto. E non ne abbiamo bisogno.
    Dopo di che, fin qui il 25 di Fred è nettamente peggiore del 22 di Binotto. Non è necessario essere Einstein per capirlo, eh.
    Ma Vasseur deve evitare lo zero per dare un senso al lavoro suo e del gruppo. Qualche timido progresso in Belgio credo di averlo intravisto, soprattutto per merito di Leclerc.
    Adesso vediamo come butta in Ungheria: pista stretta e tortuosa, dove si presume sia necessario mettere la macchina davanti.
    Anche se una delle emozioni più grandi in una vita randagia da guardone negli autodromi la provai a Budapest nel 1989, quando il ferrarista Mansell partì più o meno dal confine austriaco e misteriosamente trionfò.
    Fu dopo quella impresa che Senna candidamente mi confidò: “Io non ho paura di nessuno e tu lo sai, ma tutte le volte che vedo Nigel nello specchietto retrovisore mi preoccupo, non so mai cosa potrà inventarsi…”
    Ma anche questa è una storia da raccontare un’altra volta, per la serie “eravamo io, Riccardo Patrese, Donna Summer, l’incredibile Hulk e Al Pacino…”
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