Profondo Rosso

Gli opposti destini di Leclerc e Hamilton

Eh, la memoria!
Esattamente cinquant’anni fa, nel settembre del 1975, la Ferrari viveva a Monza una delle giornate più belle della sua storia. Niki Lauda si laureava campione del mondo con la Rossa mentre il compagno di squadra Clay Regazzoni si aggiudicava il Gran Premio d’Italia. E a Maranello il Drake si asciugava una furtiva lacrima…
Parlo del passato, amici e amiche del Clog,  per farmi e per farvi coraggio. Il presente è così deprimente! Zero punti per il Cavallino sull’asfalto olandese, nel giorno in cui il ritiro di Norris ha ovviamente avvicinato Piastri al titolo iridato e la Faenza della ex Minardi ha celebrato un meritatissimo terzo posto con lo stupefacente Hadjar (tipetto, costui, invero interessante).
Naturalmente, la genesi del doppio ritiro ferrarista non si presta ad una lettura univoca. Anzi, lasciando stare i conclamati limiti della SF25, una monoposto nata male e cresciuta peggio, con buona pace degli imbonitori da circo, anzi, dicevo, c’è una differenza enorme nel rendimento dei due piloti.
Inutile girarci attorno. Non è colpa di Hamilton se la Ferrari ha sbagliato macchina. Ma è colpa di Hamilton andare a muro, unico tra i driver in pista, su due gocce d’acqua.
Torna dunque la domanda delle domande, da me già formulata non molto tempo fa: ma Lewis ci crede ancora? Crede cioè di poter essere sempre un protagonista in F1? Oppure mentalmente ha già staccato la spina, saturo di gloria e di denaro?
E’ possibile che un indizio di risposta venga da Monza, fra qualche giorno. Di sicuro il bilancio della operazione Baronetto (da me condivisa, all’epoca: a ciascuno il suo) e’ sconfortante. Molto sconfortante.
Discorso diversissimo, anzi, opposto!, per Leclerc. Che e’ stato buttato fuori dall’impeto incontrollato di un Kimi Antonelli che ha diritto alla sua quota di errori, considerata la verdissima età (però, meglio non ripetere). E fino al botto Carletto era stato strepitoso. Strepitoso, si’.
Lo ammetto. Mi ha trasmesso una gran malinconia l’immagine di Leclerc, ormai spettatore, che osserva il resto della gara seduto su una seggiolina da picnic. Ho come avuto l’impressione che stesse riflettendo su una carriera spesa in nome di un amore, la Ferrari, mai davvero ricambiato. Perché una vettura da mondiale il Cavallino a Carletto non gliela ha mai data.

Gli garantissero almeno una benedizione!
Domenica c’è Monza, dove un anno fa Leclerc e la Ferrari trionfarono. E forse è soltanto un altro ricordo…

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