Ivan Capelli e i segreti su Hamilton e Newey
Gira già la voce che dietro le porte chiuse di Barcellona la Cadillac stia girando su tempi pazzeschi.
Segue risata alla Gambadilegno: aaarrhhh aarrhhh aaarrrhhh.
Questo per dire che sui test segreti liberi tutti: chi sparerà la più grossa e divertente lo invito a pranzo con me al Montana.
Ora vi lascio alle facezie che ci siamo scambiati io e Ivan Capelli, sodale di Race Anatomy, in occasione della splendida festa del Ferrari Club Piave, entità gloriosamente governata dall’amico Gabriele Gava.
Ah, dimenticavo: Ivan ha appena pubblicato una divertente autobiografia intitolata “Quella volta che…”, Nada editore. Quanto al presente…
“La F1 affronta la tempesta perfetta, tecnologicamente parlando. Come sai persino tu, cambia tutto, dal telaio alle benzine, dalla aerodinamica ai motori”.
E’ un terno al lotto?
“No, ma è una sfida affascinante per ingegneri e piloti. Questi test a porte chiuse in Catalogna servono a tutti per capire la portata del mutamento genetico”.
Quindi ci vorrà pazienza.
“Sicuro! Si sentono tante voci, dal motore della Mercedes al resto. Banalmente, nessuno ha la verità in tasca”.
Ma che cosa possiamo aspettarci dalla Ferrari?
“Prossima domanda?”
Non vale, urge risposta.
“Allora, sulla SF26 si nota l’adozione di non poche soluzioni originali. Il nuovo regolamento consente ai tecnici di spaziare, non c’è una modalità unica di risposta alle sollecitazioni normative…”
Insomma, a Maranello non manca la fantasia.
“Beh, onestamente io credo che la Ferrari abbia il dovere di essere competitiva. Me la aspetto la’ davanti, a giocarsela con i migliori”.
Sarebbe ora. Sensazioni su Hamilton?
“Secondo me Lewis ha ancora voglia di rischiare. Viene da un anno brutto e lo sa. Cercherà il riscatto, non posso immaginare un finale di carriera all’insegna della tristezza. Però aggiungo che trovo strano non sia stato ancora ufficialmente nominato il suo nuovo ingegnere di pista, al posto di Riccardo Adami. Magari è solo questione di ore, eppure certe cose andrebbero chiarite in anticipo”.
Ivan, tu sei il migliore amico italiano di Adrian Newey, sei stato un suo pilota alla Leyton House. Hai capito perché è andato in Aston Martin invece di venire in Ferrari?
“Una trattativa c’è stata, quando Adrian ha lasciato la Red Bull. Non si è concretizzata, per quanto ne so, perché lui chiedeva margini di manovra in azienda che i suoi interlocutori non hanno ritenuto di concedergli. Succede”.
Traduco: Newey voleva carta bianca.
“E’ una traduzione corretta”.
Ma tu dovendo scegliere avresti preso Hamilton o il mago dei progettisti?
“Adrian tutta la vita, alla Ferrari il pilota top ce l’avevano già, e’ Leclerc. Comunque è andata così, inutile continuare a parlarne”.
Carletto resterà di Rosso vestito?
“Dipende dalla macchina che gli metteranno a disposizione, sono anni che fa le nozze coi fichi secchi, eh”.
Capelli, tu hai corso con Senna, Prost, Mansell. Con tutto il rispetto per il neo iridato Norris, tra i drivers di oggi chi si avvicina a quei miti?
“Io ho visto due fenomeni assoluti: Ayrton e Schumi, hanno scritto la storia in epoche non lontane ma diverse, dopo essersi sfiorati in un duello che la tragedia di Imola 1994 ha reso purtroppo impossibile. L’unico che può essere accostato al brasiliano e al tedesco è Max Verstappen, perché in questa generazione è quello che ha compreso meglio di tutti il rapporto tra test al simulatore e lavoro in pista”.
Verrà mai alla Ferrari, l’olandese volante?
“Prossima domanda?”
