C’è vita sul pianeta Ferrari
in
Formula1
- Confermo naturalmente quanto ho scritto, già diverse settimane fa, sul barbatrucco della power unit Mercedes.
Dopo di che, lo dichiaro perfino con un filo di apprensione.
C’è vita sul pianeta Ferrari.
Intendiamoci.
Il vantaggio della Freccia d’Argento è netto. Si è visto, al di là delle qualifiche, quando Russell e Antonelli hanno avuto strada libera.
Per inciso: non credo che l’ordine d’arrivo di Melbourne sarebbe cambiato se il muretto Rosso avesse gestito diversamente la tempistica del pit stop.
Ciò premesso, la SF26 è stata la meno lontana dai rivali Barbatrucco. Leclerc è stato in testa per un po’. E Hamilton francamente mi è piaciuto molto: credo sia stata la sua miglior esibizione da quando è arrivato a Maranello.
Resta da capire, questione politica a parte, se ci siano margini per colmare il gap nei confronti di Mercedes.
Qui è difficile essere sfrenatamente ottimisti, soprattutto considerati gli atavici limiti della Scuderia in materia di sviluppi.
Ma ci si può provare, anzi, ci si deve provare.
Di sicuro nell’immediato sta messa peggio McLaren. Piastri si è suicidato e buona lì. Non mi convince del tutto la teoria sul software diverso rispetto a Mercedes: magari è vero, ma ho l’impressione che qualcosa manchi a livello di progetto complessivo.
Idem Red Bull. Certo Verstappen scattava dal fondo e dunque conviene sospendere il giudizio. Ma la sensazione non è brillantissima.
Sui piloti, tolti i ferraristi cui ho già accennato.
Antonelli ha rimediato alla partenza infelice, con la macchina che ha il secondo posto era il minimo sindacale. Se vuole provare a battere Russell però non deve sbagliare niente.
Lindblad mi ha impressionato.
Bearman è una garanzia.
Infine, le nuove regole applicate.
Trattengo il giudizio. Non è stato un Gran Premio inguardabile, chi lo sostiene mente per la gola. I primi 20 giri, forse perché c’era Leclerc davanti!, sono stati persino esaltanti.
Ma è presto per emettere un verdetto.
