Profondo Rosso

Kimi King, lo spreco Ferrari e forza Vasseur

Per prima cosa, tanti cari auguri a Fred Vasseur. Con la salute non si scherza.
In sua assenza, la Ferrari del sabato monegasco mi ha ricordato un verso di Vasco.
Ho perso un'altra occasione buona.
Colpa d’Alfredo, anche se qui non si capisce bene chi diavolo sia il nostro Alfredo, va mo la’.
Di sicuro sentire Leclerc dichiarare che non si fida della macchina (a Monaco!) lascia perplessi, se non un filo sgomenti.
Hamilton, credo anche grazie a Kim Kardashian, sembra proprio in palla.
Ciò premesso, sperando sia risolto il bug che ha trasformato per qualche ora il blog in una copia della Aston Martin (ma io guadagno un po’ meno di Adrian Newey), beh, parlerò del mio figlioccio bolognese.
Kimi King.
Come Senna. Con lo stesso numero, il 12, di Ayrton nel giorno del suo primo successo a Monaco nel 1987.
Ormai posso permettermi di esagerare, nella sana convinzione di essere felicemente testimone della consacrazione di un nuovo fenomeno della velocità. Kimi Antonelli è l’eroe che aspettavamo al volante da intere generazioni.
A Montecarlo l’Harry Potter dell’automobilismo ha offerto l’ennesima prova della sua grandezza. Mai un pilota tanto giovane aveva conquistato la pole sul micidiale tracciato monegasco. E l’ultimo italiano a firmare l’impresa era stato Trulli, nel remoto 2004. Aggiungo, toccando ferro e acciaio, che Trulli è anche l’ultimo driver con il passaporto della Repubblica oggi presieduta da Sergio Mattarella ad avere vinto nel Principato, sempre 22 anni fa. E insomma, ci siamo capiti…
A rendere ancora più clamorosa la prodezza del ragazzo bolognese è l’identità del primo dei battuti, staccato di una manciata di centesimi. Lo sapete, secondo me Max Verstappen appartiene alla ristretta cerchia dei fenomeni che hanno fatto la storia della Formula 1. Ebbene, l’olandese è stato il primo a complimentarsi con Antonelli, come se volesse platealmente indicare la luminosa prospettiva che ormai si staglia davanti a questo simbolo della italianità migliore.
Non dubito che Super Max farà il diavolo a quattro pur di negare la vittoria al giovanotto che viene dalla terra dei motori. Tra l’altro, la Red Bull sembra tornata su livelli di competitività assoluta, tanto che il mondiale potrebbe rivelarsi più incerto di quanto nel presente sia lecito immaginare.
Nel frattempo, Harry Potter, con la forza della sua innocenza, sta letteralmente sgominando la concorrenza interna. Il suo compagno di squadra in Mercedes, il presuntuoso Russell, ha rimediato anche a Montecarlo una durissima legnata.
Ho detto all’inizio che Antonelli fa venire in mente Senna. Corre con la stessa semplicità, accarezza le barriere e sale sui marciapiedi quasi ignorando le leggi della fisica. È perfettamente padrone di un istinto che si traduce in una micidiale manifestazione di forza. Non so, ovviamente, quale sarà l’epilogo di una favola che sta seducendo milioni di italiani. Ma, al netto di ogni retorica, è bellissimo avere il privilegio di raccontare una storia così sorprendentemente autentica.

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