Ormai Kimi mi lascia senza parole (Hamilton quasi)
Leo Turrini
Senza parole. Sì, forse è il caso di scomodare il mitico Vasco, uno che ha saputo raccontare emozioni meglio di tantissimi altri. Senza parole: Kimi Antonelli, il nostro Harry Potter, mi costringe ormai ad alzare bandiera bianca. Nel senso che, da vecchio guardone di storie dell’automobilismo, nemmeno più so a quali aggettivi fare ricorso.
A Montecarlo, il simbolo della nuova Italia a 300 all’ora non ha vinto soltanto una corsa. Ha ulteriormente alzato l’asticella del suo potenziale. In un contesto reso tumultuoso da episodi persino difficili da interpretare, questo ragazzo non ha battuto ciglio. 22 anni dopo Trulli, con lo stesso numero, il 12, del suo mito mai conosciuto, Ayrton Senna, il bolognese si è dimostrato, semplicemente e banalmente, il più forte di tutti.
Senza parole, davvero, anche se il mestiere mi obbliga a cercarne ancora. Qui siamo tutti testimoni di una favola che si sovrappone alla realtà. Antonelli è alla quinta vittoria consecutiva. L’ultima è stata spettacolare. Sì, ci mancherebbe, dispone di una monoposto dominante. Eppure, mi permetto sommessamente di fare notare che anche a Verstappen o a Schumacher o al già citato Senna è capitato di trionfare avendo in mano la vettura migliore perché qui, in fondo, sta l’unicità dei fuoriclasse. Nel cogliere l’attimo, sublimando il talento. Guardate che non tutti ci riescono. Ce lo indica l’enorme disagio che sta patendo Russell, che è il collega di lavoro di Harry Potter e che sta rimediando una quantità industriale di batoste.
Senza parole, ancora. Io non so come si concluderà questa stagione. So, in compenso, che a un ragazzo di nemmeno vent’anni sta riuscendo ciò che era sempre stato vietato a tutti i suoi connazionali. Antonelli si sta facendo amare, non solo da parte dei giovanissimi, quanto una leggenda nazionalpopolare come la Ferrari. Ricordo, per l’ennesima volta a me stesso e ai miei quattro lettori, che è dal remoto 1953 che un pilota italiano non diventa campione del mondo. Ecco, probabilmente ci siamo. O almeno questo è il messaggio trasmesso dalla gara monegasca.
Per quanto riguarda la Ferrari, dirò ancora che Hamilton è un campione ritrovato. Per la prima volta da quando è a Maranello Lewis sta in classifica davanti al collega di lavoro Leclerc e può darsi che questo dettaglio contribuisca a spiegare l’eccessivo nervosismo di Carletto. Il vecchio zio britannico è al secondo posto in graduatoria, alle spalle proprio di Antonelli. Se a Maranello riuscissero a trovare i cavalli che mancano, potrebbe materializzarsi lo scenario di un’estate più divertente del previsto. Ma, con franchezza, aggiungo che ne dubito, anche perché pare che la correzione regolamentare previsto dalla federazione internazionale non sia destinata a ridurre lo strapotere di Mercedes.
Ultima cosa, che non giustifica ovviamente l’errore finale di Leclerc. Ho trovato incomprensibile il modo in cui la scuderia ha gestito il Pit stop in contemporanea del baronetto e di Carletto. Si intende che Antonelli avrebbe meritatamente vinto in ogni caso, ma anche su queste cose la Ferrari deve finalmente decidersi a fare il sospiratissimo salto di qualità…
