Il disastro Newey e Binotto come Breznev
Come promesso, lasciando altrove lo spazio per le vostre domande, completo le pagelle delle scuderie alla sosta del campionato.
Naturalmente, è molto semplice affidare alla Aston Martin l’etichetta di flop del secolo. Voglio dire, qui stiamo parlando di un progetto attesissimo, che metteva insieme i soldi di Stroll Padre, il petrolio Saudita di Aramco, l’esclusiva del motore Honda nonché soprattutto il geniale Adrian Newey. E posso quindi ben capire la sarcastica ironia di quanti si sono sempre goduti poco il super Tecnico che ha vinto più di chiunque altro nella storia della Formula 1. Ergo, la delusione è clamorosa, pesantissima, non perdonabile. Ricordo a me stesso che, nella sua gloriosa carriera, Newey era già incappato in un progetto fallimentare una volta in McLaren. Ciò nonostante, io continuo a rammaricarmi che non sia mai venuto in Ferrari. Opinione personalissima, ci mancherebbe. Dopodiché, detto che con la carriola che guidano Alonso e Stroll Figlio non potevano fare più di quanto hanno fatto, il voto in pagella è zero spaccato. In attesa, come si dice in gergo box, di sviluppi.
Assegno un poco onorevole zero anche alla Williams. Che, al netto dei richiami malinconici alla tradizione, incarna un fallimento tecnico difficilmente spiegabile. Per capirci: stiamo parlando di una squadra che nel recente passato aveva manifestato sintomi di progresso, tanto che Sainz, da me è ancora considerato un eccellente pilota, l’aveva scelta, tra altre opzioni, dopo il forzato congedo dalla Ferrari. E ancora: Williams dispone del motore Mercedes, dunque qualcosa di meglio era doverosamente pronosticabile. Invece siamo in presenza di un disastro. Almeno per ora.
Sulla Cadillac sarei tentato di non esprimermi. Motivo: è una scommessa costruita tra 1000 contraddizioni. Parliamo di un leggendario brand americano, che però per il momento usa la Power Unit di Maranello. Non mi è chiara nemmeno la direzione, facciamo sportiva, dell’avventura: con una macchina del genere, aveva senso andare a ripescare due vecchie cariatidi come.Geremia e Grunf, allievi del Numero Uno del gruppo TNT di Magnus e Bunker, pardon, Perez e Bottas? Mi sfugge la logica. Anche qui, voto zero.
Per restare oltre oceano, trovo poco incoraggiante il cammino della Haas. Io rimango assolutamente convinto delle qualità dell’orsetto Berman, mentre coltivo più di un dubbio sulla credibilità residua di Ocon. Ma è fuori discussione la scarsa consistenza del progetto tecnico. Non si capisce quale sia la rotta della scuderia un tempo resa popolare dalle spettacolari intemperanze del mitico Steiner. Voto quattro.
E e che dire dell’Audi? Alcuni sostengono che il bislacco e bizzarro regolamento tecnico sia stato voluto dalla casa tedesca, ma questa è una discussione che francamente non mi appassiona, trattandosi semmai di una responsabilità condivisa con gli altri costruttori. Fin qui non si è visto granché, dello storico valore dell’azienda germanica. Mi incuriosisce poi anche la trasformazione del carissimo Mattia Binotto in una reincarnazione di Leonid Breznev. Costui guidò l’impero sovietico nel periodo che precedette la dissoluzione del comunismo. Ebbene, quel Binotto di Mosca se ne usciva sempre annunciando programmi quinquennali, destinati a garantire la prosperità alle masse proletari. Ovviamente purché fossero dotate di pazienza. È accaduto a noi ferraristi. Con gli esiti che sappiamo. Ai fans Audi, Mattia ha promesso il titolo mondiale nel 2030. Campa cavallo. Per ora il voto è un cinque meno meno, con un’attenzione particolare per gli sprazzi di luce di un gioiellino come Bortoleto.
Non riesco a dare la sufficienza nemmeno alla Alpine di Briatore. Immarcescibile Flavione ha trasformato il brand francese in una sorta di ibrido. Nemmeno si capisce più bene se rimanga qualcosa del retaggio Renault, dato che viene utilizzata la Power Unit Mercedes e dall’anno prossimo, se ho ben capito, la scuderia prenderà il nome Gucci. Le prestazioni fin qui sono state piuttosto modeste. Tanto che non riesco a valutare la vera consistenza di Colapinto, mentre rimango convinto che Gasly sia un signor pilota.
Infine invece, otto in pagella alla ex Minardi. Che ha cambiato talmente tante etichette, negli anni, da suggerire una non improbabile perdita d’identità. Però, forse per merito della Power Unit confezionata dai bibitari, la squadra di Faenza è stata la migliore alle spalle dei top team. Un esito eccellente, cui stanno contribuendo in modo brillante sia il giovanissimo Lindblad, un tizio da tenere d’occhio, che il più navigato Lawson, evidentemente scartato troppo presto dal non rimpianto Helmut Marko.
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