Profondo Rosso

Nel giorno di Alonso in Ferrari volano gli stracci

Insieme alla vittoria di Norris, la seconda consecutiva, la tappa olandese del mondiale di Formula 1 lascia in eredità una verità doppia ormai non più occultabile. In breve: sia in casa Mercedes che in casa Ferrari stanno volando gli stracci. E lasciamo stare gli ovvi tentativi del dopo di ricondurre il tutto a normalità.
Mi spiego. Non è normale sentire un personaggio carismatico come Lewis Hamilton dire via Radio ai suoi ingegneri: qui mi state trattando come una cavia! Allo stesso modo, evidente è stato il nervosismo di Leclerc, cui procura un fastidio umanamente comprensibile il fatto di trovarsi alle spalle del compagno di squadra sia nell’ordine d’arrivo che nella classifica del mondiale.

Citofonare Vasseur per chiarimenti, please.
Ancora. In Olanda Antonelli è stato tutto sommato bravo a raccogliere quanto poteva in un contesto che complessivamente non gli è stato favorevole. Harry Potter è arrivato secondo, ma tutto il mondo ha sentito le lamentele di Russell quando, in questo caso legittimamente, lo staff Mercedes gli ha chiesto di restituire la posizione al ragazzo di Bologna.
Alla fine della fiera, resta clamorosamente vera quella banalità che gli appassionati conoscono da sempre: per un pilota, il primo avversario è il collega di lavoro! In F1 la tecnologia è cambiata a ritmi frenetici, i regolamenti sono stati riscritti in maniera per me francamente discutibile, eppure ci sono leggi non scritte che rendono questa branchia dell’automobilismo sempre e comunque un affascinante romanzo popolare.
Con queste premesse, ci dirigiamo verso Monza. Dove un italiano, sempre per scomodare la mania di Antonelli di stabilire nuovi record, non vince dal remoto 1966: allora a riuscirci fu Scarfiotti. E sempre a Monza, 20 anni fa, nel 2006, Michael Schumacher si congedo’ trionfalmente dalla Ferrari, annunciando dopo una meravigliosa vittoria che alla fine di quella stagione si sarebbe ritirato.
In questo sommarsi di emozioni e di coincidenze, ritengo necessario, da parte mia, rendere omaggio a un personaggio che non di rado è stato simpatico come un crampo allo stomaco quando si ha fame, però, accidenti, ma che cuore ha Fernando Alonso? Lo spagnolo sta in pista da un quarto di secolo e in Olanda, battendosi con il piglio di un ragazzino, ha dato l’anima pur di prendersi un nono posto che per le statistiche di una carriera infinita significa praticamente nulla, ma che invece è il simbolo di quell’anima romanzesca della Formula 1 alla quale ostinatamente continuo a fare riferimento.
Adesso, dicevo, c’è Monza. Antonelli ha già annunciato che partirà dalle retrovie, causa cambio di power unit. Ciò nonostante, il monello italiano è più vicino che mai alla consacrazione mondiale. Per quanto riguarda la Ferrari, mi aspetto che l’appuntamento simbolico del parco della Brianza restituisca, grazie anche ad un motore potenziato, ai tifosi della macchina rossa, quella gioia che la passione della gente merita.
Poi, se fossero primo e secondo, Hamilton e Leclerc avrebbero se non altro motivo di litigare per qualcosa di più significativo di un modesto quarto posto…

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