La Ferrari del Wec nel Fuji di Lauda
A furia di sentirmi dire che è solo questione di mettere i tasselli al loro posto, beh, alla fine ci sono arrivato.
La Ferrari di F1 è come il cubo di Rubik.
Cio’ premesso, in attesa dell’impatto zero tituli con il tracciato azero di Baku, qui e ora mi permetto di ricordare che domenica in Giappone, con l’assurdo Bop incorporato, la Ferrari del Wec torna, cinquanta dopo il gran rifiuto di Niki Lauda, al Fuji.
Figuriamoci se il lirico Emi, nostro opinionista long run, si lasciava sfuggire l’occasione.
Buona lettura.
EMI SCRIPSIT
Ma tu ci credi?
Ciao Maestro.
Intanto volevo tranquillizzare gli astanti del luogo. Per un altro anno Le Mans e il Wec faranno parte dello stesso campionato e io credo (sempre che i fatti non mi smentiscano…) anche oltre. Intanto vedi tu: se si mettono d’accordo per non aver concomitanze tra 24 Ore e gare di F1, casomai qualcuno volesse aggregarsi alla comitiva…
I nomi falli tu, tanto sappiamo entrambi chi smania come una bestia per esserci.
Ma non divaghiamo oltre. Allora domenica 6 Ore del Fuji, e mi accorgo subitamente che la Ferrari da queste parti ha sempre combinato molto poco con prototipi e monoposto. Zeru tituli, a parte il 1970 con “Momo” Moretti e Corrado Manfredini, insieme alla 512-S del Picchio Rosso, nella 200 Miglia giapponese. F1 neanche a parlarne come sai meglio di me. Solo le derivate di serie hanno sempre saputo farsi valere, prima le 458 e 488, fino alla 296 nel 2024. Comunque sia, gloria effimera, per chi invece ha in mente ancora dopo 50 anni il “coraggio della paura”, “l’Arturo prego” di Lauda col volto bruciato a Merzario, mentre gli consegna il suo orologio d’oro sfilandoselo dal polso. “Uno stronzo cui volevo bene”, dirà sempre di lui il fantino di Civenna. Il volo di Gilles sulla Tyrrell di Peterson e il battesimo da “Aviatore”, fino a Massa e la voglia di lottare fino all’ultimo sotto il diluvio torrenziale con Kubica per appena tre punti. Insomma se il karma da corsa dovesse esistere, qui la Ferrari è ampiamente a credito, nonostante la 499 nelle tre precedenti edizioni della 6 Ore giapponese, non sia mai andata oltre il quarto posto al debutto nel 2023. Non un panorama incoraggiante. Con ogni probabilità la conformazione del circuito nipponico, mal si addice alla caratteristiche della biposto del Cavallino, più quel maldicente artifizio che sembra una patitina gonfiata con l’elio a nome Bop a fare il resto. Che vuoi mai Nume, magari stavolta come tante altre volte è successo nella storia della Rossa succede l’impensabile.
Ma tu, ci credi?
P.S.
Per chi era sabato al Minardi Day, vedere a 83 anni Merzario calarsi nell’abitacolo dell’Alfa 179 di Bruno Giacomelli con la disinvoltura di un ragazzino, ecco, chiedi cos’era il motorsport.
