Antonelli sogna, la Ferrari no
in
Formula1
- Onestamente, non credo che il mio Harry Potter personale possa matematicamente conquistare il titolo di campione del mondo già stasera. Anche perché Verstappen mi pare mentalmente proiettato verso il terzo successo consecutivo. Ma si tratta solo di avere pazienza.
Di sicuro nel sabato del Texas Antonelli ha ribadito di possedere qualità che soltanto i detrattori in servizio permanente effettivo possono ostinarsi a negare. Badate bene: per lunga milizia di cronista dedito anche alle cose dell’automobilismo, insomma, sono il primo a sapere che avere una macchina superiore alla concorrenza, almeno nell’arco complessivo di una stagione, è il vero fattore determinante. Però, andiamo, mettete a confronto di nuovo la prestazione del modello di Bologna con quella del collega di lavoro Russell, che dispone della stessa monoposto. E mi fermo qui, limitandomi ad aggiungere che a me George è sempre sembrato un driver per niente scarso, anzi, decisamente competitivo.
Il resto è l’ennesima testimonianza di una malinconia Ferrarista che viene da lontano e non so quanto ancora lontano possa andare. Nemmeno sono convinto che tutti i limiti della vettura di Maranello siano figli in esclusiva del motore. Se stai regolarmente davanti o quasi fino alla qualifica che conta, beh, probabilmente i problemi riguardano anche l’equilibrio complessivo della macchina. È un peccato, perché ormai da tempo immemorabile la pole position è diventata una sorta di araba felice per Leclerc, come per Hamilton. Vedremo adesso come verrà gestita la gara, fermo restando che è necessario appartenere alla tribù degli ottimisti per immaginare che le cose possano cambiare in meglio in tempi medio brevi.
In ogni caso, avremo modo di riparlarne.
