Profondo Rosso

Cosa insegna Antonelli (anche ai ferraristi)

A prescindere dal sigillo dell’aritmetica, il mio Harry Potter personale è un degnissimo campione del mondo anche per la testimonianza che ha dato sulla pista di Austin.
Mi spiego.

oriclasse assoluto? Forse dalla sua voglia di non stare a fare i conti, dal desiderio di rifiutare calcoli, dalla insopprimibile esigenza di manifestare una supremazia netta, senza alcun condizionamento dettato dalle esigenze di classifica.
Ecco, sommessamente credo di poter raccontare in questo modo l’ennesimo capolavoro di Antonelli. D’accordo, per stare alla fredda aritmetica l’Harry Potter di Bologna non si è laureato campione del mondo nella domenica texana. Ma, paradossalmente, dato che la consacrazione matematica non dipendeva solo da lui, ha fatto molto di più.
Kimi voleva vincere, infischiandosene francamente in stile Clark Gable delle implicazioni, delle combinazioni, delle prudenze che potevano essere suggerite da fuori. Nello show di Austin, c’è l’identità autentica di Antonelli. È stato irresistibilmente esemplare, sin dalle qualifiche del sabato. E alla partenza della corsa ha immediatamente fatto capire a Verstappen che poteva rinunciare a qualunque ambizione.
Ora, come dicevo all’inizio, è da questi segni particolari che si coglie l’unicità di un campione raro. Vincere significa per l’Harry Potter di Bologna essere in pace con la coscienza, proprio perché il giovanissimo personaggio è assolutamente consapevole del talento che possiede.
Il titolo arriverà tra meno di una settimana in Messico, ma sin d’ora possiamo tranquillamente goderci l’erede di Ciccio Ascari. Io, lo ammetto, ho aspettato per una vita: non avevo mai avuto modo di scrivere che il campione del mondo è italiano. È giunta l’ora, finalmente!
Vengo poi alla Ferrari per dire che non è andata male. In una logica dalle ambizioni limitate, si può persino notare che il secondo posto nella classifica riservata ai costruttori è stato consolidato, mentre Hamilton è vicinissimo a Russell, il meno lontano da Antonelli, nella graduatoria piloti. Purtroppo, a queste considerazioni che sono certamente positive e che sono valorizzate da una grandissima prova di Leclerc, bisogna aggiungere che come al solito alla squadra di Maranello è mancato quel centesimo che serve per fare un euro.
La vettura non è malvagia, ma in tutto il campionato non ha conquistato nemmeno una pole position e due vittorie nell’intera stagione sono francamente troppo poche.
In attesa di celebrare Antonelli, lasciatemi formulare l’augurio che quello che la Ferrari non ha trovato nel 2026 riesca a tirarlo fuori nel 2027.
Sarebbe pure ora (questa, però, e’ una cosa che vado scrivendo da troppo tempo, mica come la frase ‘un italiano e’ campione del mondo’, eh)

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