Profondo Rosso

Io, Vasco, Kimi e il Drake

Alla vigilia di un week end che potrebbe essere unico per chi ama la F1, beh, mi sono fatto un regalo.

Quattro chiacchiere con un conterraneo che conosce il senso del mito, tale essendo.

Vasco Rossi.

Il Kom.

Io, lui, voi, tutti.

Grazie per l’attenzione.

—-

“Faccio anche io il tifo per Kimi, ci mancherebbe!”.
Vasco Rossi in questi giorni si trova a Los Angeles, nemmeno troppo lontano da Città del Messico, dove domani Antonelli potrebbe laurearsi campione del mondo di F1. E’ stato bello parlarne con il Kom, a quasi cinquanta anni dalla nostra prima conversazione! E infatti partiamo da lontano…
Vasco, quando eravamo ragazzi e facevi il dj erano gli anni di Lauda in Ferrari. Eri un tifoso dell’idolo austriaco? I Gp ti interessavano o eri vagamente indifferente?
“Bei tempi!! Sì, ricordo Lauda… soprattutto quel terribile incidente, con la macchina che prese fuoco. Seguivo già un po’ i Gran Premi, ma non come oggi, a quei tempi ero troppo impegnato nella mia avventura musicale”.
Giochiamo in casa: esiste per te il concetto di emilianita? Cioè, siamo solo noi, da Enzo Ferrari a Kimi Antonelli, naturalmente passando per Zocca? Oppure noi emiliani ce la tiriamo troppo (anche per colpa tua, eh)?
“Certo che esiste! Se pensiamo ai motori dalla Ferrari alla Ducati
alla Lamborghini. Oggi poi abbiamo motivo di tirarcela ancora di più, grazie a un Campione del mondo nel Formula 1 di vent’anni e di Casalecchio che ci rende orgogliosi di essere italiani”.
Sai, a volte mi capita di pensare che un ventenne che ce la fa, come Kimi, può oggettivamente diventare un punto di riferimento per le nuovissime generazioni, che si sentono solo dire che non avranno un futuro, che dietro l’angolo non c’è niente, eccetera. Esagero? Oppure è vero che gli idoli possono essere simboli?
“Oggi i giovani sono molto arrabbiati… e hanno anche ragione. Un mondo pieno di violenza, odio e ingiustizie, istituzioni che non funzionano, ipocrisia… e da noi anche poca meritocrazia. Gli diciamo di impegnarsi, poi troppo spesso passa avanti quello che conosce qualcuno.
È già un miracolo che non ci mandino tutti a quel paese…
Certo che un ventenne come Kimi può diventare un punto di riferimento… un simbolo molto positivo. Soprattutto rispetto a certi influencer che fanno sembrare tutto facile, come se il successo si potesse avere senza fatica. Lui dimostra quanto lavoro c’è dietro: impegno al massimo, esercizio, disciplina. I sogni bisogna anche allenarli, non basta postarli!
Vederlo arrivare può far pensare a un ragazzo: «Allora una possibilità c’è anche per me». Gli idoli possono servire anche a questo… a farti venire voglia di provarci.
Sarebbe giusto prendere esempio da chi lavora per arrivare… anche senza diventare tutti piloti di Formula 1!”.
Quanto è fastidioso, se è un fastidio!,vedere un italiano che vince in F1 guidando una Mercedes e non una Ferrari? A volte io, che adoro Kimi!, mi trovo a pensare: ehi, ma è come se Vasco cantasse Vita Spericolata in inglese! Sbaglio?
“Molto divertente l’esempio… ma è troppo grande la soddisfazione di vedere un ventenne italiano diventare campione del mondo di Formula 1, anche se non è su una Ferrari. Certo, con la Ferrari sarebbe il massimo… ma intanto tifiamo per lui. Non possiamo mica chiedergli di rallentare perché ha sbagliato macchina! E poi «Vita spericolata» in inglese non lo so… ma lui la sta interpretando benissimo!”.
Forse ti avranno raccontato la storia di Enzo Ferrari che un giorno su una rivista specializzata viene paragonato a te, che eri appena andato a Sanremo appunto con Vita Spericolata. I collaboratori del Vecchio pensano che si arrabbierà per l’accostamento ad un rocker di Zocca e invece lui alza il telefono per ringraziare il giornalista, Italo Cucci, che ha osato tanto, dichiarando che il paragone gli piace. Dunque: nel tuo Pantheon personale il Drake dove lo metti?
“Sì, me l’avevano detto… ed è stata una grandissima soddisfazione per me. Del resto il Drake era un personaggio fuori dal comune e di certo non aveva pregiudizi… Se gli piaceva il paragone con un rocker di Zocca, non aveva nessun problema a dirlo! Nel mio Pantheon lo metto molto in alto… tra quelli che hanno avuto la visione, la passione e la testardaggine di realizzare qualcosa di straordinario. Io, allora, cercavo ancora di far partire la mia macchina… lui aveva già costruito la Ferrari!”
Hai un’auto del cuore? La Ritmo di Colpa d’Alfredo? Un’altra? La faresti guidare a Kimi, accettando di fare il passeggero?
“La Ritmo di «Colpa d’Alfredo» la ricordo… ma non proprio come un’auto del cuore! Non vorrei parlare male della Fiat, però era una macchina costruita male…
Nel cuore ho sempre avuto la Maserati. Appena ho potuto permettermelo, ho comprato una Quattroporte: è stata la mia prima macchina straordinaria. Nero canna di fucile, interni color tabacco… sembrava di stare in un salotto. E per uno abituato alla Ritmo era un bel cambiamento!”.
Allora la faresti guidare ad Antonelli?
“A Kimi farei guidare qualsiasi cosa… mi fiderei di lui ciecamente. Il problema, semmai, sarebbe convincerlo ad andare piano…”
Grazie come sempre, Blasco.

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