“Caro Gesù Bambino, per favore, quest’anno non venire!”

Cronaca

26 dicembre 2011
“Caro Gesù Bambino, per favore, quest’anno non venire!”. Si tratta della particolarissima richiesta, fatta qualche giorno fa da un parroco folignate, don Giovanni Zampa, pubblicata sulla Gazzetta di Foligno, organo ufficiale della locale Diocesi e ripresa sulle pagine del Corriere dell'Umbria.

Una lettera, quella invita a mezzo stampa dal prelato e diretta al bimbo nato 2011 anni fa in una mangiatoia, volutamente irriverente, esplicitamente sarcastica e quasi cinica, a descrizione di festività che negli anni ha perso molto della sua connotazione spirituale, o forse ha preso troppo i connotati commerciali, diventando un festeggiamento di routine.

"Caro Gesù bambino, - si legge nella lettera - ti chiedo una cosa strana e difficile, quasi impossibile. Lo so, ti chiedo un sacrificio enorme, paradossalmente più impegnativo delle letterine precedenti, ma questo desidera il mio cuore. Non ti offendere se sarò sfacciato e irriverente, forse anche un po’ spudorato e senza ritegno. Non guardarmi storto o male, chiudi un occhio e tappati il naso se la mia richiesta puzzerà di egoismo o di fetida presuntuosa pretesa, ma ho profondamente bisogno di questo generoso regalo. Va bene! Senza tanti giri di parole, senza tergiversare troppo, te lo chiedo così come mi scappa dalla bocca: “Caro Gesù Bambino, per favore, quest’anno non venire!” Sì, te lo riscrivo, il 25 dicembre fammi il piacere di non presentarti.".

Una richiesta inusuale, inaspettata e quasi paradossale se si pensa che funzione svolge la persona che la fa. Un prete, simbolo di fede, che vorrebbe "evitare" il Natale, scordando, almeno nelle ricorrenze, per un anno la nascita di Gesù.

Voglio precisare una cosa, la lettera, il soggetto che la scrive e parte del contenuto di queste parole portano a pensare che si tratta di una questione puramente religiosa, precludendo dalla riflessione gli atei o i credenti di altre fedi. Invece, se con occhio attento si guarda oltre i personaggi, e la ricorrenza citata, si tratta di una riflessione che partendo dalla religione tocca il costrutto sociale italiano, e il suo "moderno" modo di vivere, scelto e imposto.

Scorrendo la lettera questo lo si può ritrovare nelle motivazioni, elencate dal prete, e che lo hanno spinto ad inviare questa particolare missiva.

"Non ti arrabbiare, ora provo a spiegarmi, a convincerti o almeno a elencare le mie motivazioni. Se quest’anno non sarà Natale, - si legge ancora nella lettera -se tu non venissi, Luisa, la domenica e l’8 dicembre, potrebbe stare con la propria famiglia, venire la mattina alla Messa e il pomeriggio portare al Circo i suoi due bambini, invece di lavorare al centro commerciale. Se tu potessi evitare quest’anno la visita, Marco potrebbe evitare di abbattere alberi e strappare muschio e vischio di nascosto. Se tu venissi di nascosto in un altro anonimo periodo dell’anno, Giuseppe non dovrebbe passare i primi giorni e le prime notti dell’anno a preparare i saldi taroccando cartellini. Qualcuno avrebbe ancora la patente e qualche parte del corpo non sarebbe bruciacchiata dai petardi. Probabilmente si direbbero meno parolacce e insulti, mentre si fanno le file ai semafori o si lotta per un parcheggio. Si inquinerebbe di meno e si sprecherebbero meno carta e, soprattutto, la corrente delle migliaia di lucine.  Se tu non venissi ed evitassi di farti aspettare, gli anziani sentirebbero meno la solitudine e non avrebbero l’illusione della visita dei nipoti, e i poveri quella di essere al centro dell’attenzione.".

Una serie di motivazioni più o meno condivisibili alle quali a parer mio se ne potrebbero aggiungere molte altre, a favore e contro questa richiesta.

Oggi il Natale sta prendendo i connotati di una annuale ricorrenza, una data marchiata di rosso sul calendario, dove si festeggia il Natale un po' per sentimento, ma tanto anche per non pensata abitudinarietà. Il 25 dicembre non  è una festa, ma un'abitudine di festeggiamenti. Ricorrenza commerciale, simbolo del consumismo, quest'anno più "austero" ma sempre dettato del consumo asettico di motivazioni o perché.

Non so dire con certezza quello che intendesse comunicarci con questa lettera il prete umbro, posso solo dirvi quella che è stata la mia reazione a riguardo.

Il Natale è sacro per me. Più che come festa religiosa, è intoccabile come  consacrazione del nucleo familiare o affettivo, ricorrenza che scalda il cuore, capace di amplificare i sentimenti,  e di consolidare i legami di affetto. E così come amplifica il positivo dell'essere umano, evidenzia in maniera esponenziale le difficoltà della società. La solitudine, l'emarginazione sociale, l'egoismo collettivo, l'indifferenza. E sarebbe bello se prima o poi ci ricordassimo, io per prima, di questa "diversa normalità sociale" non solo durante il Natale, ma tutti i giorni dell'anno. Sarebbe il più potente strumento per indurci a sorridere delle nostre difficoltà, per ricordarci quotidianamente di vivere da essere umani prima ancora che da padri, madri, figli, professionisti, e amministratori.

"Caro Gesù Bambino, se quest’anno non venissi e non fosse Natale, mi faresti veramente felice… - conclude la lettera - e con me tanti altri. Ma soprattutto spero che renda più felice anche te."

Fortunatamente la richiesta è stata disattesa. Non credo mi piacerebbe un anno senza il Natale, credo però che mi piacerebbe molto di più un Natale festeggiato in maniera differente, meno commerciale, forse anche meno fintamente religioso, e magari più personale e sincero.

Una ricorrenza più umana che possa essere il leiv motiv del nostro vivere quotidiano.
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