Riforma del lavoro, le bombe a rischio esplosione

Economia

22 marzo 2012
 

Riforma del lavoro, così come sembra che si stia delineando (slitta ancora il testo definitivo, per non parlare della balcanizzazione che si scatenerà in Parlamento). Ricapitolando, ecco i principali nodi che stanno sollevando giuslavoristi, economisti, esperti

 

  • Dal punto di vista sociale, questa svolta è come una bomba a orologeria. Citando Tito Boeri e Pietro Garibaldi: il nuovo articolo 18 “apre un nuovo fronte che sin qui non c'era, quello della distinzione tra licenziamenti economici individuali e licenziamenti disciplinari”. Nel secondo tipo sta al giudice decidere tra indennizzo e reintegro. Dunque, il rischio è di ingolfare ancora di più la già caotica giustizia (+15,7% le cause nel privato nel 2011). Con l'unico vantaggio, forse, per le tasche degli avvocati specializzati in diritto del lavoro.

  • Il reintegro, che di fatto resta probabile solo nei casi di licenziamento discriminatorio (e si sa quanto siano difficili da provare gli attacchi di tipo sessuale, religioso, politico) cede il passo a un, certamente meno oneroso per il datore di lavoro, indennizzo che va dai 15 ai 27 mesi.

  • Il rischio sollevato dalla Cgil esiste: ai datori di lavoro non converrà più annunciare licenziamenti di tipo disciplinare, ma cercheranno sempre di appellarsi ai meno onerosi motivi economici. E, considerando la crisi economica tutt'altro che esaurita... Sono 300 le crisi aziendali per cui è stato chiesto l'intervento del governo e riguardano 300 mila lavoratori a rischio.

  • Un'altra bomba a rischio esplosione, quella degli statali. Non sarà con questa riforma ma non è più così certo che (in futuro)  il pubblico non verrà toccato. La questione è delicata. E' vero che i dipendenti della P.A. sono già stati i principali destinatari delle ultime manovre, ma sottrarre ai presunti effetti benefici (per la concorrenza) della maggior flessibilità in uscita la vasta platea degli statali non rischia di svuotare l'efficacia della riforma?

  • Dicono 54 giuslavoristi in un documento comune: l'obbligo di assumere un lavoratore a tempo indeterminato dopo 36 mesi di contratti a termine è una tutela già esistente che il governo ha spacciato per concessione ai sindacati.

  • Che fine ha fatto il salario minimo? In diverse occasioni la ministra Elsa Fornero si era spesa a favore dell'introduzione di quello che in molti paesi europei è una certezza. Ma, nella bozza della riforma, non c'è niente che lontanamente assomigli al salario minimo. Con il rischio che i maggiori contributi chiesti alle imprese per attivare contratti a termine siano compensati dalle stesse con l'abbassamento degli stipendi.

  • Capitolo giovani: è vero che sui contratti a termine più onerosi, sui vincoli alle collaborazioni e alle 'false partite Iva', oltre che sull'obbligo di retribuire gli stage, si potrebbero fare alcuni passi avanti, ma il contratto di apprendistato(che diventerebbe il canale privilegiato di ingresso nel mondo del lavoro) è un contratto valido solo fino a 29 anni e privo di alcune importanti tutele. 

    Questi sono solo alcuni spunti di riflessione, confronto, approfondimento.


    Sono quelli che si prestano a problemi. Naturalmente la riforma ha anche tanti punti positivi. Ma, si sa, i giornalisti, a torto o ragione, privilegiano sempre le polemiche.


    E voi, cosa ne pensate?




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