Quando Monti per la prima volta illustrò il suo programma agli italiani, con quel suo tono monocorde e definizioni bocconianamente impeccabili ma senza slanci e senza attacchi diretti, sembrò un marziano. Ma ora, a quattro mesi dall'invasione dei 'tecnici', a un mese dal test elettorale delle amministrative, chi sono gli extra-terrestri?
I partiti si preparano a risfoderare toni e contrasti della vecchia politica, della destra e della sinistra, del rinfacciarsi scandali (tanto in questo nessuno sfigura) e sondaggi che fanno a pugni gli uni con gli altri. Per la legge dei numeri devono allearsi per forza secondo logiche del passato che a livello nazionale – dove sopravvive la triplice ABC, Alfano-Bersani-Casini - non esistono più. Pdl e Lega, Pd e Idv, Pd con Sel. In altri casi, nascondono nuove ribellioni dietro liste civiche, rispolverano dall'oblio antiche liste alla Forza Italia, o azzardano inedite alleanze senza troppa convinzione. Leader che si malsopportano si siedono allo stesso tavolo e trattano le poltrone (28 le sfide nei capoluoghi) dei prossimi anni.
Mai come quest'anno la presentazione delle liste in vista del voto del 6 e 7 maggio per il rinnovo di più di mille Comuni sarà un'incognita. Un test per i partiti che provano a rialzare la testa dopo il 'commissariamento'. E in questo caos, l'alleanza o il partito che vincerà la tornata amministrativa cercherà poi di farlo pesare al premier che siede dove siede senza essere stato votato dagli italiani. E che, l'altro giorno, ha sfidato i vecchi protagonisti della rappresentanza dicendo che è lui ad avere il consenso, non loro. Chi, tra i marziani, ha ragione?