Perché diventi ‘vero’ al campionato serve una riforma credibile

Basket

8 aprile 2013
SABATINI annuncia che nelle ultime sei gare la Virtus darà spazio ai giovani e c’è chi si affretta a gridare ‘campionato falsato’. Magari sono gli stessi che non hanno avuto niente da ridire quando Caserta, a inizio stagione, ha lasciato andar via due americani senza sostituirli. O che hanno tollerato le squadre che si sono presentate con uno straniero in borghese per scelta personale, quasi sempre legata a uno stipendio in ritardo, e non per necessità. O forse sono gli stessi che nella passata stagione sono rimasti zitti davanti a società che si rinforzavano pur non pagando gli stipendi. O che, sempre un anno fa, hanno fatto finta di niente mentre un club che poi sarebbe affogato nei debiti (Teramo) si stava salvando a discapito di una società più solida (Casale). O forse sono sempre quelli che, in passato, non si sono scandalizzati nel veder Napoli giocare con gli juniores, forse perché la situazione non avvantaggiava nessuno. O che hanno tenuto la bocca (e la mente) rigorosamente chiusa quando Treviso fu penalizzata per aver tesserato un giocatore in più (Lorbek), ma nessuno restituì i punti a chi, per colpa di quell’illegalità, aveva perso le partite. Magari sono gli stessi che, davanti a tutte queste vergogne, parlavano di ‘stagione regolare’.

Curioso che ora possa sembrar falsato un torneo in cui la Virtus continuerà a fare ciò che ha fatto tutto l’anno: dare spazio agli italiani e ai giovani. Esattamente ciò che è stata obbligata a fare Caserta, ora applaudita fra le squadre rivelazione della stagione: strano mondo il basket, dove la differenza fra il meglio e il peggio è così sottile.

INVECE di perder tempo a dar patenti, sarebbe il caso di (pre)occuparsi del campionato in arrivo con la riforma, questo pastone che sta nascendo dalla fusione di più campionati. Una sorta di brodo allungato, che alla LegaDue unirà forze nuove e fresche, ammesso che lo siano davvero. Un sudoku di vasi comunicanti che dilaterà a dismisura l’uso degli stranieri e riuscirà nell’impresa di catapultare chi adesso è in B1 a giocare addirittura per lo scudetto. Un disegno perfetto a tavolino, destinato a scontrarsi con la realtà: il geniale progettista non ha tenuto conto di una crisi che rischia di mangiare quattro club di A e altrettanti in LegaDue. Sarà dura mettere insieme 32 squadre. Converrebbe ripensarci e sistemare la vecchia formula attuale: purtroppo, i paladini dei ‘campionati veri’ tacciono.

La frase della settimana. «Ho tolto Stipcevic dopo un minuto perché aveva commesso un fallo e avevo paura che ne facesse cinque in 5’» (Zare Markovski, coach di Pesaro, spiega la teoria in base alla quale anche chi segna una tripla al primo minuto alla fine può fare 120 punti).

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