Ti chiederai perché c’è solo papà con te, perché non c’ero per scartare i regali di Natale o al tuo terzo compleanno, perché non posso parlarti o abbracciarti come faccio sempre. Salvatore, la mamma è un soldato. Sono lontana, molto lontana. La mamma è in Libano adesso. Ma tu sei troppo piccolo per capire, così lascia che ti racconti. Questa è la terra dei cedri, dove le stelle brillano fortissimo la notte quasi per compensare ciò che di brutto succede di giorno. Il Libano è fatto di bambini come te, che giocano con niente, ridono e non si curano dei soldati che stanno intorno a loro. La mamma è uno di questi soldati ed è qui per portare del bene. Per far giocare questi bambini sereni come fai tu a casa in Italia. Sono venuta in questa terra con una nave che abbiamo chiamato Carolina, ma il mare Mediterraneo non sembrava tanto contento del nostro arrivo. Shama, così si chiama la città che ci ospita, era baciata dal sole e ci appariva bellissima nonostante la nostra stanchezza. In Libano non ci sono boschi, ma c’è la macchia mediterranea come nella nostra Sardegna e il mare sembra ugualmente immenso. Qui anche la mamma sta imparando cose nuove: come soldato certo, ma anche come cittadina del mondo. E’ un valore molto importante questo. Tantissimi soldati indossano con lo stesso orgoglio le proprie uniformi, ogni paese li veste con accuratezza come farei io con te per mandarti all’asilo. Siamo tanti e di tanti colori, ma siamo uniti tutti da un unico sfolgorante azzurro: è quello del kit Onu, delle Nazioni Unite, di quello che rappresentiamo, azzurro come i tuoi occhi, che mi mancano terribilmente. Ma vivere qui significa anche conoscere la cultura del paese che ti ospita: il Libano è una terra stupenda, con le sue abitazioni in tipico stile orientale, con le sue donne che incrociamo quando usciamo per le comandate. Donne come me, che camminano con l’hijab e non permettono ai loro capelli di sventolare al vento. Amore della mamma, ogni giorno il mio pensiero va a voi: nonostante i chilometri vi sento vicini in ogni momento. Quando canto l’inno di Mameli al tricolore che s’innalza in cielo, penso che sono in questa terra così lontana per te e per papà, e i brividi che mi percorrono mi fanno sentire forte. Porto le stellette con onore, da soldato certo, ma anche da donna italiana, da moglie e da mamma. Questa è la missione in Libano: la scommessa morale che si possono cambiare le cose. Questo è il Libano per me, la mia terra per sei mesi. Io sono un soldato, la mia casa è dove sventola la mia bandiera. Tu sei ancora troppo piccolo per capire queste parole, ma un giorno realizzerai e spero sarai fiero della tua mamma.