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Ciò che resta del mondo

di Monica Peruzzi

Femminicidio, anche in Italia la Convenzione di Istanbul

Cronaca

29 maggio 2013
foto di Ugo Panella
[caption id="attachment_34" align="alignnone" width="300"] foto di Ugo Panella[/caption]Migliaia di volti.
Migliaia di sguardi, di sorrisi.
Migliaia di storie diverse, che ogni giorno vengono cancellate.
Migliaia di racconti della disperazione, della violenza, che ogni giorno fanno della cronaca nera, qualcosa che parla troppo spesso di donne.
E' per questo che è nata la "Convenzione di Istanbul", un trattato contro la violenza di genere, nel Mondo. E' nata dal bisogno di fermare la violenza che fa delle donne il sesso vittima, più che debole. La seduta dell'Aula della Camera dedicata al recepimento
della Convenzione di Istanbul, votata ieri, ha celebrato un minuto di silenzio per Fabiana Luzzi, la sedicenne uccisa dal fidanzato, un suo coetaneo, a Corigliano, in Calabria. Una storia atroce, dai dettagli agghiaccianti, che fotografa la barbarie quotidiana vissuta ogni giorno dalle donne, anche da quelle italiane. Troppo spesso, infatti, ci si dimentica che non c'è bisogno di andare troppo luntano, in Afghanistan o in India, per raccontare storie di abusi. Anche qui da noi, in Italia, le vittime della "violenza travestita da amore", come è stata chiamata dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, sono sempre più spesso al centro della cronaca.
Un delitto ogni tre giorni. Una sequenza di omicidi cui rischiamo, disperatamente, di abituarci e che ha per protagonisti anche i più giovani. Minorenni che dovrebbero ancora vivere nell'aura della figura materna e che invece già non rispettano più le donne. Anche se sono solo ragazzine.
La testimonianza del rischio che il femminicidio si sta trasformiando in "un'abitudine", l'aula di Montecitorio, semideserta.
Eppure l'Italia aspettava da oltre un anno di ratificare questa Convenzione (già 22 Stati membri del Consiglio d'Europa, cominciando dalla Turchia e chiudendo con il
Belgio, hanno aderito). Ed è un fatto eccezionale che la Turchai sia stata la prima a ratificare la Convenzione, soprattutto alla luce del fatto che rispetto ad un abuso - in sede di giuidizio - i governi dovranno rendersi garanti.
Nessun tribunale potrà concedere attenuanti sulla base dei cosiddetti "delitti d'onore": tradizioni religiose o culturali saranno cancellate. Un colpo di spugna su giustificazioni impresentabili, ripugnanti, feroci. Tipiche di società maschiliste e misogine. Arriva anche un monito ai media dalla Convenzione di Istanbul: basta con la donna prodotto da vendere o da abbinare a marchi commerciali. Basta con gambe, fianchi e rotondità, messe in bella mostra. La donna non deve più essere oggetto, ma trasformarsi nel soggetto, nella protagonista di una nuova era. Un'era che parlerà al femminile.
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