La lettera segreta, forse minacciosa, inviata qualche settimana fa da Barack Obama al supremo leader iraniano, l’ayatollah Khamenei, sul programma nucleare di Teheran e la chiusura dello stretto di Hormuz non ha mai avuto risposta. Dalle urne della repubblica islamica però è arrivato un segnale netto. Sono gli uomini vicini alla guida spirituale i vincitori delle elezioni parlamentari (con il 75% dei seggi), mentre quelli sostenuti dal presidente Ahmadinejad (che non è nemmeno riuscito a far eleggere la sorella Previn ) appaiono i grandi sconfitti. Anche se la corsa elettorale rimane falsata e indebolita dal boicottaggio dell’opposizione, che ha tenuto più di 18 milioni di elettori lontani dalle urne, l’ayatollah sembra ora in grado di mettere una fortissima ipoteca anche sulle presidenziali del 2013.
Qualunque sia la composizione finale del parlamento, nessuno crede che questo risultato possa comunque mutare le ambizioni nucleari iraniane.
Khamenei ha detto che «l’utilizzazione dell’atomo per arrivare alla bomba è peccato». Ma se in pochi gli hanno dato peso, alla Casa Bianca questa frase non è sfuggita. Obama ha scritto a lui non ad Ahmadinejad. Vuole una verificabile stabilità della regione, che possa avere effetti anche su Libano, Afghanistan, Iraq e Siria. Sa che l’Iran può svolgere un ruolo importante, se dimostrerà la natura pacifica delle sue ambizioni nucleari. Le sanzioni rappresentano il costo della reticenza e del rifiuto a collaborare con la comunità internazionale. E siccome cominciano a fare molto male, Khamenei potrebbe scaricarne la responsabilità su Ahmadinejad e il governo, consolidando intorno a sé il consenso politico.
NON È UN caso se in queste ore ha spedito emissari anche presso i leader dell’opposizione invitandoli a collaborare, convincendo l’ex presidente riformista Khatami ad andare a votare nonostante il boicottaggio. Si tratta di piccoli stimoli, che potrebbero però spingere verso un lento cambiamento di rotta . E non allo scontro militare. Per questo Obama fa bene ad aspettare e a frenare Netanyahu.