Prima è toccato a seta, tessuti e borsette. Poi alle griffe di ogni sorta, agli orologi e ai giochi per i bimbi. Ora persino ai tartufi. Eh sì, anche i tuberi sono diventati made in China: "Sempre più spesso si assiste alla vendita di tartufi italiani mescolati con il Tuber Indicum Cooke, o tartufo cinese, che non è nell'elenco delle specie destinate al commercio e al consumo", si legge infatti sul sito dell'associazione tartufai bresciani. Nessuna pietà, quindi, in tempi di crisi. Nemmeno per palati raffinati. In compenso in un anno la raccolta dei tartufi in Lombardia è crollata del 50% a causa della siccità estiva. Come dire a rovinarci la festa non bastava la recessione, ora ci si mette anche il meteo.