Giornata Mondiale del Libro: ingresso libero

Cronaca

19 aprile 2012
In principio fu Amy March. In linea teorica avrei dovuto preferire la volitiva Jo e il suo temperamento artistico. Ma rimasi folgorata dalla sublime vanità di Amy: riccioli biondi, molletta sul naso per farlo diventare all'insù e ansia di crescere. Ricordo ancora il volume, un residuato post-bellico appartenuto a mia madre. Pagine scricchiolanti, copertina smangiucchiata. “Piccole Donne” di Louise May Alcott costituisce la mia iniziazione alla lettura: libro divorato in quelle preziose ore di noia estiva, quando la casa tace e la famiglia riposa. E ci si deve industriare per passare il tempo.

Il secondo incontro folgorante è in linea con una mai sopita vena melodrammatica. Lui era Heathcliff. Ebbene sì, la psiche di tredicenne, plasmata dai vari “Cioé” dell'epoca, fu travolta dall'amore tenebroso, sofferto, disarmante del cupo protagonista di “Cime Tempestose” per la sua Caterine. Con tanto di sepoltura uno di fianco all'altro e inutile tifo per l'eterno secondo (c'è sempre un Edgar Linton della situazione), perenne amore di scorta dal cuore d'oro.

A salvarmi dal bararatro del filone amore-disperato ci hanno pensato le letture proposte-imposte a scuola. E se devo imputare alla professoressa del liceo il mio radicato rifiuto dei classici russi (far leggere in prima superiore “Il Giocatore” di Dostoevskij fu quantomeno azzardato) devo ringraziare i suoi infiniti decaloghi di letture estive per avermi presentato l'amato Pereira, del compianto Tabucchi. La sua Lisbona bianca e assolata, le limonate troppo zuccherate e un antieroe che cambia, per forza e per scelta. Poi fu il momento dell'inevitabile romanzo giovanil-ribelle. E vai di “Il Giovane Holden” (che a mio parere ha partorito uno dei personaggi più insopportabili della storia della letteratura: la saccente sorellina Phoebe), Beat Generation e il molto in voga“Jack Frusciante è uscito dal gruppo” per approdare, nella fase punkeggiante adolescenziale, a Welsh e Palahniuk.

Eh si sa. A una certa età ci si lascia travolgere dai grandi amori. Per questo la mia adolescenza è stata costellata da interminabili fasi, dalle quali sono riemersa dopo devastanti overdose letterarie. C' è stata la fase Allende, la fase Kundera, un'estemporanea passione per Baricco, spazio a Pratolini, l'angolo di Pasolini, una sempreverde ammirazione per Nick Hornby (“Alta fedeltà”, è la panacea alla malinconia).

A questo punto è iniziata un'esplorazione più consapevole. I gusti si raffinano, l'università ti indirizza. E accogli gli stimoli, accetti le sfide. E così, vagando incerta, mi sono imbattuta nella prosa perfetta di Philiph Roth e nella bellezza di una miss sfiorita, corollario eccelso di “Pastorale americana”, nel racconto omicida di Truman Capote in “A Sangue Freddo”, nella capricciosa Becky della “Fiera delle Vanità” di Thackerey, nel drammatico ritratto di Panagulis in “Un Uomo” di Oriana Fallaci (con il suo infantile “Sono io, sono me!” urlato al telefono), nel senso di colpa visionario di “Espiazione” di Ian McEwan, nel racconto indelebile di saghe familiari (“I Buddenbrook” di Thomas Mann, ma anche “Con le peggiori intenzioni” di Piperno), nella faccia da schiaffi di Barney Panofsky con tanto di indimenticabile scena del corteggiamento al matrimonio (ogni donna desidera sentirsi una Miriam, almeno una volta nella vita), nell'intreccio tra storia, biografie e narrazione con Yourcenar, Tobagi, Rossanda, Biagi.

Grandi amori, grandi antipatie. Se avessi potuto avrei tirato posto anticipatamente fine alle sofferenze della Signora delle Camelie, avrei trovato un marito in tempi decisamente più rapidi alle signorine Bennet di Jane Austen e avrei dato della sgualdrina sciroccata a Emma Bovary.
Leggere per me non è mai stato un atto intellettuale, ma esattamente il contrario: un atto “di panza e de core”. Leggere un po' di tutto, lasciarsi conquistare, incuriosire, provocare. Leggere per competizione (con la sciocca aria di sfida di chi pensa “Bè, avrei saputo dirlo meglio”), leggere per venerazione (ognuno di noi ha almeno un Grande Maestro), leggere per noia, perché ci piace la copertina, perché ce l'ha consigliato la migliore amica. Leggere, semplicemnte. Vivere l'incontro.

(Il 23 aprile sarà la Giornata Mondiale del Libro. Sul web e non si preparano tante iniziative: dai caffé letterari alla proposta simbolica di rileggere il proprio libro preferito e di condividerne nello spazio virtuale un piccolo passo: “un gesto simbolico per diffondere il valore sociale e culturale della lettura in Italia e nel mondo”. Sono abbastanza convinta che la passione per la lettura non sia qualcosa che si debba o si possa imporre. E' un po' come quei genitori che si ostinano a sbattere un figlio da una piscina a un campetto sportivo, certi di farne un campione. E' un piacere che non si trasmette, però concediamoci il lusso di sperimentare. Non diventeremo mai medaglie d'oro di nuoto, ma imparare a galleggiare male non fa)

 
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