Siamo agli sgoccioli. Pochi giorni e l'ennesima campagna elettorale copia incolla sarà giunta al termine. Con buona pace degli italiani impegnati ad ascoltare, con lo stesso entusiasmo del pubblico di una partita di ping pong parrocchiale, le parole di candidati, sostenitori e simpatizzanti. Del resto, loro malgrado, gli italiani sono abituati a vivere in una dimensione politicamente parallela. Perché il tempo passa, panta rei dicevano gli antichi, eppure lo scorrere degli eventi sembra non scalfire i nostri coriacei beniamini. Se qualcuno, ingenuamente, può aver pensato che la crisi potesse essere di qualche stimolo alla fantasia della classe dirigente, è ormai chiaro che spread, disoccupazione alle stelle e giovani al palo, non hanno troppo scomposto i partiti del Belpaese.
Chi si aspettava una campagna elettorale inedita e travolgente e magari qualche volto nuovo, è rimasto clamorosamente a bocca asciutta. La sensazione è quella di essere stati inspiegabilmente catapultati in una qualsiasi campagna elettorale del recente passato, con la differenza che l'Italia è cambiata e gli italiani pure. Un po' come alzarsi, accendere la tv e trovare Bim Bum Bam, Gullit a San Siro e le cabine telefoniche sotto casa. Ma si sa, la politica italiana è vintage.
Il vero problema dell'Italia è la drammatica carenza di futuro. Gli italiani non cercano qualcuno o qualcosa che faccia loro dimenticare il fatto che la crisi esiste. Non chiedono rassicurazioni o distrazioni ma soluzioni. Qualcuno che dia un senso ai sacrifici delle famiglie che scelgono con coraggiosa ostinazione di lottare per il futuro dei propri figli, che dia un'opportunità a chi ha studiato una vita e trova un mercato del lavoro inaccessbile, che comprenda fino in fondo cosa sia questa crisi, che va ben oltre numeri e statistiche.
Paradossalmente, in una campagna elettorale in cui sarebbe d'obbligo parlare al futuro, si registra una misteriosa sparizione: proprio quella dei giovani. Tirati in ballo a destra e manca quando si tratta di snocciolare percentuali strappa applauso o di compatire un'intera generazione, si sono eclissati dal dibattito politico e dai programmi dei candidati. Purtroppo, l'impressione è che l'unico sentimento veramente trasversale sia quello dello smarrimento. Perfino i più politicizzati questa volta tentennano: "Non so chi votare", "Deciderò all'ultimo". Segno che forse mancano le idee. Ma sopratttuto mancano la speranza e la fiducia, due cose delle quali non possiamo proprio permetterci di restare senza.