Grillo e gli altri, mission impossible: un Governo per l’Italia

Cronaca

7 marzo 2013
Negli ultimi giorni tra gli elettori del centrosinistra serpeggia una malcelata, in parte motivata, insofferenza allo tsunami grillino. Ed è comprensibile: ormai da decenni il centrosinistra è alle prese con la sindrome dell'Inter pre-Mourinho. In sostanza: i numeri per vincere ci sono, ma qualcosa va sempre storto e la coalizione finisce con il mettersi a tappeto da sola. In attesa che il Pd trovi il suo Special One (un leader discutibile ma indubbiamente carismatico), agli elettori non resta che piangere sul latte versato (non da loro).

 

Non erano necessari esperti di comunicazione e spin doctor illuminati per percepire l'incombente rimonta in zona Cesarini del Pdl da una parte e i tamburi di guerra del Movimento Cinque Stelle dall'altra. Il problema è che, come al solito, a capirlo sono stati prima gli elettori e poi i dirigenti del partito. Se a poche ore di distanza gli italiani hanno sogghignato quasi compiaciuti di fronte agli sguardi smarriti della classe politica tradizionale, travolta dal trionfo grillino, ora la situazione cambia.

 

Perché passate le polemiche, fustigata la Casta con un voto chiaramente punitivo, nelle mani dei parlamentari resta un Paese da governare. E una domanda rimane sospesa nell'aria: sarà il Movimento Cinque Stelle a salvare il Belpaese? Gli italiani hanno scelto di dare un segnale ma non hanno scelto solo questo. Chi ha votato Grillo ha chiesto al Movimento Cinque Stelle di cambiare il Paese. E questo lo si può fare solo governando.

 

Se è comprensibile la volontà di affermare una propria diversità rispetto alla politica tradizionale, se va a Grillo il merito di aver contribuito a passare l'acquaragia sul Parlamento svecchiandolo (finalmente), se la verginità politica dei parlamentari di M5S ci conforta... Non basta. Questo tsunami di voti (come era stato giustamente previsto) investe il Movimento Cinque Stelle della responsabilità di costruire qualcosa, non solo di distruggere una classe politica che ha evidentemente fallito.

 

Il punto è che l'esordio dell'Italia 2.0 di Grillo non può che suscitare qualche perplessità. I grillini sembrano infatti in balìa di un'inspiegabile paura di esporsi al contagio. Ed è paradossale per una forza che ha fatto della democrazia e della comunicazione rapida del web, un suo segno distintivo. Nella loro costante fuga dai media, i grillini non si rendono conto di danneggiare non solo la stampa ma anche e soprattutto i cittadini.

 

Con l'ingresso in Parlamento il Movimento Cinque Stelle ha smesso di parlare solo ai suoi elettori ma ha scelto di rivolgersi a tutti gli italiani. La linea politica di un movimento destinato a condizionare le scelte di un intero Paese non può essere dettata attraverso un blog. Non ci si può rifugiare nella Torre d'Avorio del web. E' ora che M5S smetta di aver paura di mostrarsi partito, perché tale è diventato nei fatti, partecipando alle elezioni. In un Paese in cui ormai essere di Destra si riduce a essere berlusconiani ed essere di Sinistra antiberlusconiani, c'è più che mai bisogno di una voce nuova, atipica, rivolta al futuro. Una voce, però. Non grida sterili e rabbiose.
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