Benvenuti nella terra dei no

Cronaca

22 marzo 2013
Che fine ha fatto il "bel paese là dove 'l sì suona"?  Così, nel XXXIII canto dell'Inferno, Dante definiva l'Italia.  Ironia della sorte, la Penisola, nelle ultime settimane è diventata il feudo del "no", anch'esso monosillabo, ma di accezione diametralmente opposta. Una scelta lessicale bipartisan: tutti in trincea, con i cittadini nel mezzo. Ma tra canoniche chiusure a doppia mandata sull'asse Pd-Pdl, c'è chi fa della serrata una vera e propria arte.

Infatti, a un mese dalle elezioni (con ogni probabilità) più inconcludenti della storia repubblicana, Movimento Cinque Stelle, ne ha fatto il suo tratto distintivo. Una sorta di mantra da opporre (a seconda delle circostanze) agli avversari politici, alle telecamere e, paradossalmente, alle richieste di una maggiore dialettica interna. E così, quella che doveva essere una marcia trionfale sulla vituperata Casta, si sta trasformando in una macarena di gruppo, scoordinata e fuori tempo. "Lasciateli lavorare", dice qualcuno. Il punto è che difficilmente, andando avanti di questo passo, gli italiani avranno il piacere di vedere il nuovo Parlamento all'opera.

Come ogni ortodossia che si rispetti, anche quella grillina fa fatica a cogliere le sfumature. Tra l'inciucio e un Governo scelto dal tandem Grillo-Casaleggio, ogni forma di mediazione sembra trasformarsi inesorabilmente in alto tradimento. L'impressione è che i primi a mostrare una certa insofferenza verso il veto compulsivo di M5S siano proprio i suoi elettori. Elettori molto esigenti, che iniziano a sbuffare. Del resto, quale è stato il reale apporto dei rampanti senatori e deputati grillini in queste giornate di entropia politica? L'enigma resta. Ma soprattutto, se Movimento Cinque Stelle è in Parlamento solo per dimostrare la solidità del suo muro di gomma, cosa ci sta a fare?
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